di VITTORIO GALIGANI

Meno male che è finita con la spartizione della posta. Perché alla lunga, rigore parato a parte, le occasioni migliori per chiudere la partita le ha avute l’Ascoli. A squadre allungate, nel secondo tempo, i marchigiani hanno dimostrato di possedere frecce oltremodo velenose. La fisicità di Addae e l’acume tattico di Buzzegoli hanno fatto sì che gli ospiti, alla lunga, si impadronissero del centrocampo.

Le assenze giustificano, solo in parte, il mezzo passo falso dei padroni di casa. Sei pareggi in otto partite indicano un passo claudicante che non si confà alla Salernitana. Pregiudica il lavoro della Società ed allontana il pubblico dall’Arechi. Bollini rimane sempre, nei giudizi della critica, tra color che stan sospesi. Conferma la sensazione che quella panchina gli stia ancora larga.

Bollini, non è una novità, impersonifica l’allenatore delle invenzioni tattiche. Spesso sono infelici. Decide sovente di snaturare le caratteristiche dei propri giocatori. Lo faceva nello scorso campionato (Donnarumma) si sta ripetendo nell’attuale. Accentrare Sprocati alle spalle delle due punte ha praticamente escluso il ragazzo, dalla partita, per tutta la durata del primo tempo. Non disponi di un rifinitore che sulla tre quanti ti crea la superiorità numerica? cambi modulo. Non ricorri a soluzioni tecnico/tattiche di poca garanzia.

Le sostituzioni della ripresa non hanno convinto appieno.

Ingenera dubbi l’atteggiamento offensivo del secondo tempo. Due punte centrali e lo stesso Sprocati defilato sulla sinistra, lasciano spalancata, per  gli avversari, la sponda opposta (Bocalon sino a quando rimane in campo dimostra di indossare  anche lui una casacca che, in categoria, gli sta ancora troppo larga, con un interrogativo: la sua sostituzione da adito a una prima bocciatura?). Di Roberto, sulla destra nei primi 45 minuti, seppure non determinante si era però dimostrato utile. La sua reazione, quando viene richiamato in panchina, evidenzia il disagio nel rapporto con Bollini. Al fischio finale emerge un’amara considerazione. Solo l’imprecisione degli avanti bianconeri ha permesso alla Bollini company di portare a casa il magro punticino.

Occhi puntati sul prossimo turno. Il derby con l’Avellino, per i tifosi granata, vale quasi quanto un campionato. Bollini ha una settimana di tempo per “accendersi”. Che le sue scelte siano “illuminanti” ai fini del risultato. Sappia ridurre al minimo gli esperimenti. Perché quella del calcio, lo dimostra da sempre il campo, è la scienza più semplice che esista.

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