Un premio speciale. Il Festival del Calcio, in programma a Firenze, ha premiato tra i tanti personaggi di maggiore spicco nazionale anche Aurelio De Laurentiis. Il patron partenopeo ha poi parlato ai microfoni di Tv Luna, toccando tanti temi. “Questo di oggi è un premio speciale perchè mi fa ricordare da dove siamo partiti. Eravamo falliti, abbiamo ricostruito tutto dall’inizio. Ricordo ancora quando andammo da un tabaccaio a Paestum a comprare i palloni per far allenare i calciatori. Ripartii per l’America non ancora consapevole dell’investimento fatto. Lì fu bravo Marino, a costruire una grande squadra nonostante la delusione per la sconfitta nella finale playoff con l’Avellino. Poi però è stata una cavalcata esaltante, straordinarie anche per le tante trasferte complicate superate nonostante le difficoltà logistiche”.

Il tema Sarri

Il patron partenopeo si sofferma anche su Maurizio Sarri, al centro di tante voci di mercato nonostante una clausola di ben otto milioni di euro. “Non lo farò andare io via, lui ha un contratto fino al 2020 ma una clausola di 8 milioni abbastanza alta – ha ammesso De LaurentiisSe poi i soldi non hanno più valore e come si è visto alcune squadre hanno sconquassato il mercato europeo allora proveremo a creare altri contratti, magari incatenando i calciatori al nostro club”. Uno dei suoi tanti attaccanti di proprietà è anche Roberto Inglese, che De Laurentiis proverà a strappare al Chievo a gennaio. “Roberto è stata una mia intuizione dell’ultimo giorno. Busseremo alla porta di Campedelli a gennaio”.

La rivoluzione calcistica

Infine, De Laurentiis batte sulla rivoluzione dei campionati, argomento spinoso e al centro di varie riflessioni anche in seno alla Figc. “Illudere i tifosi di società piccole nel poter contrastare l’egemonia di chi investe milioni e milioni di euro è assurdo. Ecco perché chi sale dalla B in serie A soffre e non poco, in un campionato che è poco rispettoso della fede dei tifosi e della  sua stessa competitività. Perché almeno quattro meriterebbero di restare ogni anno in B perchè inadeguate al primo anno. Io proporrei di riformarla o con una sola retrocessione o con un mini campionato tra le ultime di A e le prime in serie B. Potrebbe essere un termometro esaltante per captare il polso della situazione del nostro calcio”.

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