di GIOVANNI PERNA*

È una vera fortuna, signor Macchie d’inkiostro, che tu non mi abbia chiesto di raccontarla tutta. Avremmo fatto notte e mi sarei sentito (ancor più) vecchio. Il mio Avellino-Salernitana è lungo una vita. Ma tu, tu non vuoi sapere del “prima”. E quindi non ne parliamo.

Meno male, altrimenti dovremmo dire del ragazzino che andava in treno a Latina, e quel signore di Avellino che andava a vedere la partita all’Olimpico mi chiedeva dove giocasse la Salernitana e in che serie stava, o di quanto mi sembrava lontano quel mondo “congelato” quando accompagnavo mio zio a comprare la carne a San Michele di Serino, o i miei primi giubbotti di pelle presi a Solofra. O i viaggi della speranza quando ci squalificarono il campo per un’eternità, e quella Salernitana andavamo a vederla al Partenio, e salvarla sembrava impossibile.

Solofra, quella galleria che per tanti anni, nel muro a sinistra che trovavi prima di Serino, aveva una scritta grande che inneggiava a Marulla. Quella galleria, ancora oggi, è la mia dogana. Da lì, in inverno, comincia la neve vera. Da lì, ogni giorno, stacco i pensieri del mattino per pensare a quelli del lavoro.

Da anni venti. Ché il mio aiuto del Policlinico mi aveva detto: “Appena ti specializzi, vieni a trovarmi, ci prendiamo il caffè”. Io lo feci, e per educazione aspettai nel parcheggio, cercando di non pensare al freddo che faceva, osservando curioso le stalattiti di ghiaccio che pendevano dalla tettoia.

Quel caffè lo sto bevendo ancora, e quel giorno stesso mi presentarono in accettazione. “Il dr. Perna da oggi fa parte dell’equipe di Ortopedia, annota i suoi recapiti”.

Prego Dottore. Telefono di casa?”. “089…” La pausa, studiata, fece il suo effetto. La penna rimase a mezz’aria. Il ragazzo di allora oggi è Direttore del personale.

Come facciamo da sempre, in questa settimana ci ignoreremo. Chi perde manda un sms al fischio finale. Se mi legge, glielo dico qui che ho esaurito il credito.

Macchie d’inkiò, tu lo sai che non tengo vittorie al Partenio da raccontare. Oddio, ti posso raccontare della tuta granata che il dr. Perna indossa in sala operatoria nei Lunedì importanti. Mi va ancora e la tengo nell’armadietto.

Ti potrei dire che, quando persero i playoff a Bologna, scrissi allo scrittore bolognese Gianluca Morozzi per chiedergli di rubare una scheggia della traversa colpita al Dall’Ara da Castaldo. Che ancora aspetto, anche se il Morozzi non mi prende sul serio.

Ma tu hai chiesto altro, vuoi sapere del mio armadietto foderato di biancoverde ad ogni sconfitta. Con bandiere loro e scritte perculanti belle grosse. Di quando ne abbiam prese quattro, e il giorno dopo mi chiamarono per vedere una risonanza in radiologia, e la risonanza si chiamava Vincenzo Riccio, sì quello del “cuppino” venuto positivamente a salutarmi.

Tu vuoi sapere, soprattutto, di quel Marzo 2004. Che l’auto me la fecero lasciare in clinica e mi accompagnarono fino dentro la Montevergine, coi biglietti omaggio che nessuno controllò. Fino a dentro, col cordone sanitario che mi fece assistere all’intera partita per conto mio, in basso a destra e con tutta la tribuna alle spalle. Fino al gol dell’albanese, col silenzio che calava nella confezione di una retrocessione che, comunque, non avrebbero evitato. Fino all’uno-due 44’-45’ di Віталь Кутузаў, chè il nome in bielorusso così si scrive e Vitali Kutuzov non so chi sia, non esiste.

E la sconfitta, terribile, senza il bene di poter tornare a casa. Il caffè mi dovevano offrire, il caffè. Le foto col biglietto in mano mi dovevano fare, le foto. I parenti e gli amici dovevano far venire a casa, i parenti e gli amici.

Adesso sai, Macchie d’inkiò, perché, quando c’è il derby, “loro” non devono sapere se ci sono e dove vado a vederla. E sai, pure, che i Ganci che li hanno mandato in C, le cresommole di Gabionetta, il dolcino di Coda che li ha fatti stare in pena fino all’ultima partita dello scorso torneo, mi hanno deliziato ma non saziato.

Non è all’Arechi che attendo vendetta, e ho pazienza infinita. Anche oggi, che il bielorusso fa il portiere di hockey su ghiaccio (lo vedi che non esiste, non è mai esistito?). Tutta la pazienza che ci vuole, ché però non si può dire. Perché, nel manuale del tifoso da derby, sta scritto che, la settimana prima, bisogna fare come Liedholm che, con lo scudetto in tasca, dichiarava: “Empoli squadra più forte di Mondo”.

E quindi: Avellino squadre più forte di Mondo. Macchie d’inkiò, mi raccomando, lo dico solo a te.

 

*Giovanni Perna, al secolo (e sui social) Giodoc, è un medico che non è mai riuscito a guarire la sua “malattia” per il calcio.  La foto che accompagna il suo intervento per “Macchie d’inkiostro”, scattatagli in una partita qualunque della Salernitana, è la sua immagine del profilo su Facebook.

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