Non c’è due senza tre. Prima la Peroni, poi la Ceres e adesso La Bireta. Fiumi di… birra stanno invadendo nelle ultime settimane il campionato di serie B. Il torneo cadetto vede crescere il suo appeal per i produttori della bevanda alcolica che, sempre più, stanno decidendo di scommettere sui club del secondo torneo italiano per diffondere i propri marchi.

Che siano mosse di marketing azzeccate, lo dirà solo il tempo. Sta di fatto che, adesso, anche lo Spezia avrà sulla propria maglietta il logo di un’azienda che produce la bevanda inventata, secondo alcune ricerche, nel settimo millennio avanti Cristo in Mesopotamia. Il club ligure del patron Gabriele Volpi ha ufficializzato nelle ultime ore l’accordo con la ditta di Sarzana, di proprietà di due giovani imprenditori spezzini. Una birra artigianale molto apprezzata fra gli intenditori. Il “simbolo” de La Bireta campeggerà sul retro delle maglie degli aquilotti a partire dalla gara con il Perugia di sabato. Meno di una settimana dopo la “comparsa” del marchio Ceres sulle maglie dell’Avellino. Una delle birre più commercializzate al mondo ha avviato un’intensa campagna pubblicitaria per promuovere la scelta di sponsorizzare i lupi, con tanto di un evento in città alla presenza dei calciatori biancoverdi – appuntamento che ha fatto discutere a Salerno per i cori contro i “cugini rivali” granata lanciati dall’attaccante Ardemagni – e di un’asta delle divise prodotte in edizione limitata, con i proventi raccolti che saranno destinati al Centro per l’Autismo della città irpina. Una “risposta” a quanto verificatosi a fine settembre a Bari dove fu la Peroni a scendere in campo e decidere di “sposare” la causa dei galletti, rafforzando ancora di più la simbiosi fra la città e una delle attività produttive più rinomate del capoluogo pugliese.

E a Salerno? Dopo l’iniziativa di Arechi Birra, con bottiglie “low cost” per i tifosi granata nella vigilia del derby (clicca qui per leggere l’articolo), in tanti stanno… “corteggiando” la Nastro Azzurro. La mossa della Ceres ha scatenato la fantasia dei supporters granata che, già da qualche giorno, stanno “chiamando” la birra italiana più famosa nel mondo. Hanno cominciato i soci del club Soluzione di piazza Sant’Agostino pubblicando sin poche ore dopo l’ufficialità del legame fra gli irpini e la Ceres una foto di capitan Rosina con il marchio della birra chiara sul pantaloncino. «Nastro Azzurro, sii superiore», lo scherzoso slogan lanciato sui social che ha raccolto decine di like e condivisioni.

A “rincarare la dose”, poi, c’ha pensato un messaggio comparso sulla pagina social della birra che fa sentire «più gusto ad essere italiani». L’ha scritto Mattia Mainardi, presentatosi come «designer salernitano che vive a Milano e che continua ad amare e supportare la squadra della sua città», che ha raccontato ai social media manager della Nastro Azzurro quanto accaduto negli ultimi giorni ad Avellino e dell’epilogo storico del derby, vinto 2-3 dalla Salernitana con la rete di Minala al 96esimo. Lanciando l’hashtag #nastrogranata. «Noterete chiaramente che questa situazione crea un’opportunità per la vostra azienda – la chiusura della lunga lettera -. La città di Salerno da sempre preferisce la Nastro alle altre birre, di Ceres qui non se ne bevono, perché c’è più gusto ad essere italiani, e ancor di più, c’è più gusto ad essere salernitani dopo 3 gol rifilati all’Avellino e alla Ceres. Ovviamente, non vi sto invitando a fare un’operazione di sponsorizzazione alla pari del vostro competitor, ma a cogliere un’occasione che potrebbe avvicinarvi ai vostri clienti, ottenere interazione e visibilità sul web, generare un botta e risposta in maniera divertente e intelligente, rispondendo con una provocazione: quella della Nastro e dei salernitani». Chissà che il “consiglio” lanciato da un tifoso non possa far sorridere le casse del club di patron Lotito

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