DI NICOLA LANZILLI

Di male in peggio. La Modena pallonara sta vivendo senza dubbio il periodo più nero della sua storia, macchiata negli ultimi mesi da una gestione societaria alquanto scellerata. L’inizio di stagione è stato disastroso e il prosieguo sembra essere ancora peggio. Nelle scorse settimane la squadra allenata da Eziolino Capuano ha fatto parlare di se soltanto in negativo, con i calciatori “sfrattati” dal loro stesso stadio nel quale si recavano ogni domenica per giocare partite mai iniziate. E perse a tavolino. Le dimissioni del presidente Antonio Caliendo non sono servite a dare una sterzata positiva alla situazione. Anzi. È stato lui stesso nelle scorse ore ad alimentare l’ennesimo scandalo.

 

L’ACCUSA DI CALIENDO

“A Modena ci sono 3-4 calciatori delinquenti che comandano e obbligano gli altri a fare quello che non vorrebbero fare (combinare le partite). Spero che gli uffici predetti esamineranno quanto sto dicendo, andandosi a rivedere un po’ le partite”. Queste le dure affermazioni rilasciate da Antonio Caliendo ai microfoni della “Domenica Sportiva” che hanno inevitabilmente alzato un polverone intorno all’ambiente gialloblù. Infatti sono stati gli stessi calciatori a controbattere immediatamente, palesando l’intenzione di passare alle vie legali per difendere la loro immagine. Lesa, e non poco, dalle gravi dichiarazioni del loro ex presidente.

 

LA REPLICA DEI CALCIATORI

Dopo aver subito l’ennesima umiliazioni i calciatori canarini hanno deciso di uscire allo scoperto e di difendersi dalle infamanti insinuazioni dell’ex numero 1 del club modenese. Accusati di combinare i match disputati (tutti persi) da inizio stagione, i tesserati gialloblù hanno fatto sapere di voler denunciare Antonio Caliendo, e per farlo si sono rivolti all’Assocalciatori che metterà a loro disposizione un pool di avvocati. Inoltre, gli stessi atleti potrebbero decidere di ricorrere a vie legali anche contro alcuni commentatori locali, colpevoli di aver associato i nomi di diversi calciatori alle presunte combine senza poter dimostrare quanto detto.

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