di ALESSANDRO BASSO*

Caro Maestro, la farfalla ha sbattuto le ali per l’ultima volta.

Ve ne siete andato. E ci resta un cuore colmo di malinconia. La malinconia degli anni memorabili immortalati sulle vostre tele con la vividezza dei colori meridionali. La malinconia del tempo che è passato e che non ha migliorato le cose. Ci avete regalato scorci di una Salerno tragicamente tramontata nella luminescenza della sue luminarie senza storia. Ci avete lasciato ritratti di uomini e di donne che non affollano più le nostre strade, ci avete narrato vicoli antichi dove non batte il sole, immagini di vecchi protagonisti cittadini affacciati alle finestre ingioiellate di folti gerani odorosi e dense di turbinanti farfalle multicolore.

«Cosa rappresentano le farfalle, Maestro?» vi chiesi nel nostro ultimo incontro in quel centro storico dei primi e degli ultimi e voi mi rispondeste serafico e severo: «La caducità».

Il sogno della vostra Salerno che è la rappresentazione per immagini della rappresentazione in parole di Alfonso Gatto si è stramazzato al suolo, s’è perso nell’orda della modernità mentre voi restavate miracolosamente illeso dal cattivo gusto. Rintanato nel vostro studio/dimora che profumava di acqua raggia e di genialità. Vi ho visto assiso, col pennello ancora inzuppato di azzurro, il vezzo di un maglioncino di Missoni, una sciarpa e la mano ferma dell’artista vero. Vi ho visto e ancora vi vedo in uno scenario da antico novecento: la tela abbozzata, i colori spremuti fino al midollo, i santi che occhieggiano dintorno. Soprattutto il meraviglioso Monacone, San Vincenzo con le ali spalancate, il dito puntato verso il cielo e la frase lapidaria sul libro aperto: Timete Deum et date illi honorem.

Non dovevate morire. I geni non dovrebbero morire mai. Eppure muoiono, ma resta la loro opera. Che non è la magra consolazione di chi sopravvive. E come potrebbe esserlo, Maestro, se penso a quanta vita ho visto nei vostri occhi proprio pochi giorni fa mentre la città vi omaggiava all’inaugurazione della vostra ultima mostra?!

La Vita non muore mai del tutto. Lo credo con tutto me stesso. Vi sia lieve la terra, Maestro, come è stato lieve il vostro pennello affatato sul bianco immacolato della tela novella.

Ed ora chi avrà il coraggio della mano e la forza dello spirito di dipingere la sagoma dell’anziano Maestro per il meraviglioso presepe degli uomini illustri? Ai posteri l’ardua sentenza.

*scrittore

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