alluvione salerno

di FRANCESCO CACCIATORE*

Tra il 25 e il 26 ottobre 1954, oltre 500 millimetri di acqua caddero nella zona fra Tramonti e Salerno, contribuendo a creare uno dei più gravi disastri idrogeologici della storia della Repubblica.

Scrivo “contribuendo” perché la colpa non fu solo delle piogge (raramente lo è, in questi casi). L’espansione edilizia selvaggia seguita al boom economico degli anni ’50 fu la vera causa del disastro: molte zone sensibili furono disboscate, minando la solidità del terreno, e vari torrenti furono vittima della cementificazione, venendo deviati, incanalati e costretti in spazi insufficienti. Il risultato furono oltre 300 morti e migliaia di sfollati. I detriti trascinati fino al mare furono talmente tanti da creare l’attuale spiaggia di Vietri.

Ci vollero trentacinque anni perché a livello legislativo si cominciasse a muovere qualcosa, con la legge 183 del 1989 in materia di pianificazione territoriale, ma la lezione pare non essere stata appresa. La recente esondazione del Rio Maggiore a Livorno è stata causata da simili interventi di urbanizzazione e cementificazione, e ha portato alla morte di una sfortunata famiglia.

Dei fatti di Livorno già non si parla più, figurarsi dell’alluvione di Salerno, raramente ricordata anche in occasione dell’anniversario. La memoria, però, non scompare mai del tutto. Ricordo una persona a me cara, che ha conservato gelosamente per anni gli stivali indossati nelle settimane successive al disastro, durante le operazioni di soccorso. È questa l’umanità vera, che non dovremmo mai dimenticare.

*storico, ricercatore, giornalista e scrittore freelance

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