di VITTORIO GALIGANI

Bollini spegne in fretta la “fiammata” iniziale dell’Empoli. I meriti dell’allenatore e della squadra, questa volta, vanno ben oltre tutte le precedenti perplessità. Un “filotto” di nove risultati utili consecutivi, come nel caso della Salernitana, non è mai frutto del caso. Si riscatta Bocalon con una prestazione gagliarda che s’incornicia da sola. Che va al di là della doppietta messa a segno e che ha ribaltato il risultato. Dà, finalmente, segnali di graduale assuefazione alla categoria. Rossi conferma le sue qualità di torello di razza. Con i suoi movimenti mette sempre in difficoltà la difesa avversaria. I due danno sensazione di grande affiatamento. Come se avessero giocato assieme da sempre.

L’uscita per infortunio, quasi simultanea, di Bernardini prima e Schiavi poi, aveva scombussolato i piani iniziali di Bollini. Sull’Arechi aleggiava un po’ di preoccupazione e l’Empoli è passato in vantaggio. Con una difesa a tre, inedita, si è però riusciti a sopperire a tutte le difficoltà iniziali. Pucino, Mantovani e Vitale  hanno  efficacemente contrastato l’attacco toscano. Caputo non è mai entrato in partita. La supremazia territoriale dell’Empoli non ha mai creato situazioni di insormontabile pericolo per Minala e “soci”.

Minala, appunto, un “guerriero” che dà segnali di crescita notevole. Sta acquisendo padronanza del centrocampo e si dimostra determinante nello sviluppo del gioco granata. Utile, più che in altre occasioni, il lavoro oscuro di Signorelli. Matteo Ricci si guadagna i “galloni” sul campo, con la sua partecipazione costante alla manovra. L’ingresso di Gatto, in positiva trance emotiva e psicologica, regala alla causa un contributo efficace.

Sugli scudi bisogna mettere anche Bollini. Merita il podio. Ha resistito alle critiche. Sta convincendo anche i più scettici (compreso il suo presidente). Come il sottoscritto. Una posizione di classifica invidiabile e la continuità nei risultati zittiscono la “puzzina” sotto il naso di chiunque. La squadra gioca e non soffre la mancanza dei tanti infortunati. Il segno evidente che tutto lo staff tecnico avanza dei crediti nella nota dei meriti.

Bollini deve forse soltanto convincersi che questa squadra è pronta a lottare per i play off.

La prestazione dei granata ha “trascinato” la Siberiano a una “movida” incessante. A livello di presenze generali le aspettative erano però maggiori. Si credeva in una maggiore partecipazione del pubblico. In questa occasione  hanno sbagliato gli assenti.

Il “magno” Claudio, nel dopo partita, ha voluto dispensare pillole di saggezza. Sulla vittoria, sui programmi, sulla multiproprietà. Ha voluto tranquillizzare sulla possibile “adattabilità”, in caso di promozione alla massima serie, con il trasferimento delle quote a suo cognato. Sappiamo però che i regolamenti recitano in maniera diversa. Il grado di parentela è ostativo. Ha fatto anche un inciso su quel programma triennale di suo auspicio, ma non ha mai parlato di serie A (leggi qui le dichiarazioni).

A Lotito va in ogni caso riconosciuto un grande merito. Vince sul campo. Sa fare giusti investimenti sui giovani. Sa amministrare.

Uno dei pochi presidenti, sul territorio nazionale, capace di chiudere il bilancio dei propri club con il saldo più. Meraviglia che un manager del suo spessore scivoli, in alcune occasioni, sulle cose più banali. Il “vizietto” della battuta. Alle volte spiritosa, altre pungente, altre ancora provocatoria. Una prerogativa tipica del lessico “romanesco”.

L’ultima in ordine di tempo, dissacratoria, rischia di estrometterlo dalle stanze del potere politico sportivo. Il “magno” ha alzato un polverone inverosimile. Fosse deferito e, pur patteggiando la pena, aggiungesse più di tre mesi ai nove di squalifica che già pendono sul suo capo, farebbe la felicità dei suoi “nemici”. Subirebbe l’ostracismo dai “salotti” che contano in Serie A ed in quelli di via Allegri.

Sarebbe imperdonabile in un uomo scaltro ed avveduto come lui.

Riuscisse soltanto a togliersi dalla testa quella convinzione (ereditata dal Marchese del Grillo?) che “io so’ io e voi non siete un c….” sarebbe quasi perfetto. Probabilmente però, verificandosi realmente tale ipotesi, non saremmo più qui a dissentire su Claudio Lotito, il “magno”!

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