di DARIO CIOFFI

In principio fu un fumogeno. Di colore viola. In gergo li chiamavano i “barattoli militari”. I supporters del Bari furono tra i precursori. I primi a usarli. Era l’alba degli anni Ottanta, e quel nuvolone così denso, scenario d’un’atmosfera appassionante che caratterizzava i “seguaci” della Nord biancorossa, piacque molto all’ombra del Castello d’Arechi. Facebook non esisteva ancora, però gli “amici comune” sì, e da Salerno si mobilitarono per cercare il contatto giusto. Un approccio, un appuntamento, una visita dei rappresentanti della Sud del Vestuti in Puglia.

La genesi d’un’amicizia che poi sbocciò, ufficialmente, nel 1983. Al vecchio stadio Della Vittoria si giocava Bari-Salernitana del campionato di serie C: sul campo finì 1-1, sugli spalti cominciò un rapporto speciale. La carovana dei sostenitori granata fu sistemata nello stesso settore della torcida dei galletti. Rispetto, cordialità e “arrivederci” a un girone dopo. Nella sfida di ritorno, infatti, gli ultras del cavalluccio marino ricambiarono l’ospitalità. Tutti nella “curva nuova” del catino di piazza Casalbore, dove pure non mancarono i momenti di tensione: i pugliesi vinsero 2-1 e tra le due fazioni, “mischiate” sulle gradinate, si rischiò l’incidente diplomatico, però tutto filò liscio grazie a un apposito “servizio d’ordine” creato dalla tifoseria di casa, decisa ad anteporre la stima e l’amicizia con il popolo barese alla rabbia per il ko della squadra del cuore.

Da allora, questo derby del Sud tra le formazioni con il galletto e l’ippocampo cuciti sul petto è stato soltanto il pretesto per rinnovare un gemellaggio nato tra gli ultras, e poi di fatto estesosi alle due città. Già, perché Salernitana-Bari, e viceversa, da ormai oltre tre decenni è festa di piazza, che dura molto più dei 90 minuti d’una partita in cui il calcio diventa un mezzo, più che un fine. Un legame di fedeltà più forte del fuoco, consolidatosi in continue e reciproche visite e “allargatosi” a Reggio Calabria, in un triangolo del meridione ch’è rimasto rara e incrollabile certezza nel variopinto e traballante universo curvaiolo italiano.

«Bari e Salerno», urleranno, con accenti diversi ma sempre insieme, pure sabato all’interno e all’esterno dell’Arechi, e quel che accadrà sul campo, almeno per gli ultras, sarà un’altra storia. Sì, perché al di là del risultato, cui ognuno tiene per sé ovviamente, c’è il consolidamento d’un grande feeling, d’un rapporto speciale dipanato in un percorso lunghissimo, annodato tra le radici del tempo, raccontato da scenografie celebrative (dal tricolore dei “Fratelli d’Italia” nella Nord del San Nicola – molto prima che quel nome diventasse pure un partito politico – al “Grande fratello” nella Sud dell’Arechi, solo per citarne due del passato) e dal vicendevole sostegno dato e ricevuto nei (molti) momenti difficili attraversati negli ultimi anni. Tanti capitoli d’una storia che sta ancora tutta lì dentro, nel barattolo d’un fumogeno viola…

Notizie Simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *