Napoli-Nizza, Insigne

di PAOLO DI MAURO*

I tifosi del Napoli vivono uno strano paradosso. Sono orgogliosi di una squadra divertente, emozionante, a tratti sublime, più matura ma non ancora perfetta se, contro le grandi d’Europa, il risultato riporta crudamente sulla terra una formazione capace di sogni meravigliosi, di triangolazioni e giocate da applausi, al punto da mettere sotto per mezz’ora giocatori che partono da una quotazione di cinquanta milioni di euro e al punto da far dire nientemeno che a Pep Guardiola “Wow!”.

Ma non è questo il paradosso, perché, si sa, le gare durano novanta minuti e, quando ci si mette il vestito in Europa, altro che la Serie A! Come ha detto Jorginho (tra i migliori ieri assieme a Mertens e a uno straripante Insigne), contro certe squadre non puoi sbagliare nulla. Proprio nulla. Non basta dire “se Callejon fosse stato più freddo sotto porta” (cosa che, peraltro, solitamente è), perché, mentre lo stai pensando, alla ripartenza successiva il Manchester City ha già fatto 3-2.

Tutto normale. Non sarebbe Champions League se non fosse così difficile. E anche lo Shakhtar Donetsk è stato sottovalutato e, complice anche il calendario, ha quasi estromesso dalla qualificazione il Napoli. Probabilmente in Italia lotterebbe per lo scudetto assieme alle prime cinque attuali. Nulla di grave, ma tanto dispiacere sì. La gradualità fa parte di un processo inevitabile di crescita e spesso le batoste servono.

E veniamo al paradosso. Il giorno dopo, più che la sconfitta che potrebbe essere decisiva, brucia l’infortunio di Ghoulam. E qui la sfortuna ci mette lo zampino, eccome. Perché l’algerino era diventato un pezzo pregiato della rosa, al punto da costringere De Laurentiis ad alzare ripetutamente l’offerta di ingaggio pur di non vederlo concedersi alle sirene inglesi. Ma questo poco ci interessa. Ciò che conta, per i tifosi e per Sarri, è che Ghoulam aveva formato una catena di sinistra con Lorenzinho quasi impossibile da spezzare, e il gioco del Napoli era quasi tutto a sinistra. Ed è bastato un minuto, dall’entrata in campo di Maggio ed il conseguente spostamento a sinistra di Hysay con caratteristiche completamente diverse, per accorgersi che il possesso palla e, di conseguenza, la possibilità di azioni da gol stavano girando a favore della squadra di Guardiola.

Per i tifosi del Napoli è un colpo al cuore ogni volta che Mertens subisce un pestone, ogni volta che Albiol si tocca il polpaccio o che a Insigne viene l’influenza. Figuriamoci quando c’è di mezzo un crociato. E, d’accordo la sfortuna, ma viene facile pensare che la coperta, tranne che a centrocampo, è ancora troppo corta. Che peccato, perché molti pensano, non a torto, che è questa la stagione dell’ “ora o mai più”.

In Serie A quest’anno lì davanti vincono tutte, e forse il campionato si vincerà con più di cento punti. Ciò inevitabilmente accresce l’ansia. Ma, in casa Napoli, l’ansia aumenta soprattutto nel pensare agli infortuni, che ci sono stati e a quelli che verranno, e che potrebbero rompere un giocattolo magico e impedire di trasformare la grande bellezza nella grande vittoria.

Serve probabilmente a poco invocare il mercato di gennaio, perché per inserirsi nei meccanismi oliati di Sarri serve tempo.

Il Napoli è un orologio svizzero. E’ la sua grande forza e sta diventando anche la sua condanna.

 

*scrittore

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