Di NICOLA LANZILLI

Ripartire da zero. Archiviata la splendida carriera da calciatore, resa indimenticabile dalla vittoria del Mondiale tedesco del 2006, Fabio Grosso ha intrapreso con umiltà quella da allenatore. Togliendosi già le prime soddisfazioni sulla panchina della primavera juventina e ora su quella del Bari, attualmente tra le squadre più temibili del campionato di B.

Da terzino sinistro di spinta ha vinto ben 6 trofei, tra coppe nazionali e campionati, con le maglie di Inter e Lione soprattutto, senza, però, dimenticare le promozioni con Chieti e Palermo. Il capitolo Nazionale è noto a tutti, a lui, infatti, è legato uno dei ricordi calcistici più cari agli italiani, che difficilmente dimenticheranno quel 9 luglio del 2006. Quando al termine di 120 minuti di ansia pura, un suo rigore trafisse l’incolpevole Barthez e incoronò l’Italia campione del Mondo. In quella “notte magica” il destino scelse proprio lui, un 29enne arrivato in azzurro dal calcio di provincia e senza neanche tanti proclami, anzi, nessuno.

Con un palmares così avrebbe potuto tranquillamente ritirarsi a vita privata e godersi i successi di una splendida carriera. Ma invece no. Dal tetto del mondo Fabio Grosso è sceso per rimettersi nuovamente in gioco e ripartire dal basso come se quel 9 luglio fosse stato in vacanza al mare, e non all’Olympiastadion di Berlino a decidere un mondiale.

Da Chieti a Berlino

La carriera di Fabio Grosso tra i professionisti ha inizio a Chieti in C2. Tre stagioni in neroverde coronate con la promozione in C1 che gli valse la chiamata del Perugia di Cosmi, all’epoca militante in massima serie. Calcò i campi di serie B per la prima volta con la maglia del Palermo, ma solo per un anno, quello della promozione dei rosanero in A. Con i siciliani arrivò la sua consacrazione nel calcio “che conta”, con convocazione in Nazionale annessa. Fu Trapattoni nel 2003 a dargli per la prima volta fiducia, emulato poi da Lippi tre anni dopo. Nel 2006 alzò al cielo la coppa del Mondo al termine di un Mondiale vissuto da protagonista. Prima si procurò il rigore con l’Australia trasformato da Totti, poi spedì l’Italia a Berlino grazie al perfetto tiro a giro che beffò la Germania e infine realizzò il quinto rigore nella finale con la Francia. Incidendo per sempre il suo nome nell’olimpo del calcio. Negli anni successivi Grosso continuò ad alzare trofei con le maglie di  Inter e Lione con le quali conquistò 2 campionati e 4 coppe nazionali. Prima del passaggio alla Juve nella quale concluse la carriera.

Un nuovo inizio

Nonostante le incredibili soddisfazioni ricevute da calciatore, Fabio Grosso di lasciare il mondo del calcio proprio non ne ha voluto sapere. E così, munito un bagaglio d’esperienza notevole, ha dato il via ad una nuova carriera, questa volta in panchina. Lì dove c’era stato ben poche volte nel corso della sua carriera. Il suo cammino ha inizio come vice di Andrea Zanchetta alla Primavera della Juve, alla guida della quale, dopo essere stato promosso primo allenatore, porta a casa in meno di due anni un torneo di Viareggio e due finali: scudetto e Coppa Italia.

In estate è il Bari la prima squadra professionistica a dargli fiducia. In 11 partite Grosso ha conquistato 19 punti, portando i galletti al quinto posto in classifica a meno 2 lunghezze dalla capolista Palermo. Il campionato è ancora lungo ma proverà ad arrivare lì in alto, ovviamente partendo da zero, come ha sempre fatto. In cerca di altre “notti magiche‘.

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