marruocco cavese

La serie A soltanto accarezzata, l’obiettivo promozione con la Cavese e un futuro già deciso. Vincenzo Marruocco si racconta al portale web GianlucaDiMarzio.com e fa il resoconto della sua carriera, ormai, per sua ammissione giunta all’ultimo atto. «Da bambini tutti facevano a gara per giocare in attacco e far gol, mentre io mi piazzavo in porta senza troppa concorrenza. Un amore nato dalla passione di buttarmi nella mischia e di mettere le mani dove gli altri mettevano i piedi», racconta Marruocco svelando il nome dei suoi idoli d’infanzia che lo hanno spinto a scegliere i pali come compagni di viaggio nella sua lunga avventura calcistica: «A casa guardavo le partite della Nazionale e rimanevo incollato a vedere le parate di Walter Zenga. All’epoca era il top. Anche se mi affascinavano molto i portieri estrosi come Michel Preud’homme».

La cavalcata messinese

«Ebbi la fortuna di far parte del settore giovanile per la squadra del mio cuore, il Napoli, nell’anno dello Scudetto. Ma la mia prima vera esperienza fu a Messina. Quando arrivai la squadra militava tra i dilettanti ma riuscimmo a risalire fino alla cadetteria. Ora, però, mi piange il cuore vedere, senza poter far nulla, il Messina faticare in serie D con quel pubblico e addirittura due stadi presenti in città».

La consacrazione

Con la maglia del Foggia disputa tre stagioni da titolare dove si afferma nel calcio professionistico a suon di parate, e non solo: «In Puglia mi specializzai nel parare i rigori. Passavo ore a studiare il posizionamento del corpo degli attaccanti. Diciamo che qualche penalty l’ho parato, ma serve anche tanta fortuna».

Una volta, però, in un tiro dagli undici metri Marruocco si è trovato anche dall’altra parte del dischetto: «Nel match contro il Martina fu assegnato un rigore, il designato era Oliveira, un giocatore fenomenale che però stava passando un momento difficile. Mister Giannini negli spogliatoi disse: “Se non lo tira Lulù, lo farà Vincenzo”, e allora mi presentai dagli 11 metri. E segnai».

Quel treno chiamato serie A

Dopo tanta gavetta arrivò la chiamata in massima serie, rimpianto più grande della carriera di Marruocco: «L’esperienza con il Cagliari non andò benissimo. Peccai un po’ di presunzione, errori di gioventù. Ma di quell’anno ho comunque un bel ricordo. Giocai contro grandissime squadre come Inter e Roma. E non dimenticherò mai l’incontro con Julio Cesar, all’epoca il portiere più forte insieme a Buffon. Prima della partita gli chiesi la maglia, e quando avevo perso ogni speranza si presentò nel mio spogliatoio. Un gesto da grandissimo campione».

L’ultimo desiderio

Giunta quasi al capolinea la sua carriera da calciatore, l’ex Messina e Foggia tra le altre ha già chiaro il suo futuro. Prima, però, c’è un ultimo obiettivo da raggiungere: «Questo per me sarà l’ultimo anno, è giusto lasciare spazio ai giovani. Prima di ritirarmi farò di tutto per portare al termine la mia missione: far tornare la Cavese tra i professionisti. È un campionato duro, con diverse squadre ben costruite ma ce la metterò tutta per raggiungere questo traguardo. Futuro? Vorrei fare l’osservatore, mi piace molto seguire i ragazzini e scoprire nuovi talenti».

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