Bollini Salernitana

di DARIO CIOFFI

Il galletto cantò per la prima volta undici mesi fa. Era l’alba di dicembre dell’anno scorso. Alberto Bollini debuttò alla guida della Salernitana al San Nicola di Bari. Perse per 2-0, anche se a testa alta. La classifica era un disastro ma lui sapeva che ci sarebbe stato modo e tempo per raddrizzarla.

Ci ripenserà, a quel giorno, il tecnico di Poggio Rusco, quando alle tre del pomeriggio di oggi sbucherà dal tunnel d’un Arechi gremito come in questa stagione non s’è ancora mai visto. Perché il destino fa strani scherzi, e il condottiero del cavalluccio marino, contro l’avversario che tenne a battesimo la sua panchina numero uno in serie B, si troverà faccia a faccia con un sogno costruito con la forza del lavoro e con l’ostinazione che gli ha permesso d’andare avanti molte volte contro vento, combattendo lo scetticismo popolare e le parando le “stoccate” presidenziali.

Aziendalista che però fa come gli pare, non immune da errori – ovviamente – ma eccellente nella gestione delle risorse umane, Bollini ha fin qui fatto del gruppo che allena la propria “corazza”. Tutti con lui, sempre. Fin dal principio del ritiro di Roccaporena. Il seguito d’un semestre cominciato proprio con la trasferta di Bari e concluso nella terra di mezzo della classifica, anche se con la suggestione a un tratto d’accarezzare la qualificazione ai play-off. L’utopia dello scorso anno adesso è tornata a esser prospettiva allettante, e risultati alla mano pure reale per come e quanto la sua Salernitana sta marciando in un inizio di campionato in cui i numeri non mentono.

Squadra meno battuta della serie B, sconfitta una sola volta proprio come la capolista Palermo, la formazione dell’ippocampo arriva alla sfida con i galletti, gara che porta addosso la scontata e “meritata” etichetta di big match, con un rendimento da prima della classe nelle ultime cinque giornate, in cui la Salernitana ne ha vinte tre e pareggiate due. L’Arechi è ancora inviolato, e al netto della complessità d’una partita dal massimo coefficiente di difficoltà, accentuato dalla tremenda emergenza infortuni che affligge i granata, ospiterà un avversario che in trasferta ha raccolto pochissimo (un punto soltanto).

Ce n’è abbastanza per delineare uno scenario che non può ingannare né distogliere le attenzioni, chiaro, e però che restituisce a Bollini i frutti di quasi un anno di lavoro costellato da molte difficoltà ma altrettanto coraggio. Quella panchina ereditata da Beppe Sannino scottava, eppure il trainer di Poggio Rusco non si bruciò. Ora la sente sua al punto che son cominciati i paragoni scomodi con Delio Rossi. È tormentone ricorrente quando a Salerno comincia un “filotto” di risultati utili. Dopo il ko di Carpi, l’ex (bi)campione d’Italia con la Primavera della Lazio ha intrapreso una serie importante, che ha portato per la prima volta la Salernitana ad affacciarsi lassù, dove l’aria è buona. Diventerebbe magica se oggi l’ex “eroe mondiale” Fabio Grosso gli lasciasse strada.

Già, perché la super-sfida dello stadio con il nome da principe è pure l’inedito ma interessante confronto a distanza tra il tecnico granata e il “mancino d’oro” di Germania 2006, quel del cielo azzurro sopra Berlino, al debutto su una panchina professionistica con il Bari. Quel galletto che stavolta, undici mesi dopo l’esordio amaro al San Nicola, Bollini vorrebbe far cantare davvero.

 

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