Minala Salernitana

di STEFANO MASUCCI

“Io il calcio non ero destinato a farlo, facevo il corso di panettiere. Sono cose difficili da commentare, in queste immagini vedi tanta speranza, sofferenza, gente alla ricerca di un futuro migliore con qualsiasi mezzo”. Joseph Minala, visibilmente toccato, a stento trattiene le lacrime. Quando nel corso della trasmissione di Telecolore “Gol sul gol”, gli vengono mostrate le immagini del più triste sbarco di migranti della storia recente di Salerno, (26 le vittime, tutte donne), avrà rivisto senz’altro i fantasmi del passato. Fatti di tante false promesse, illusioni, voglia di guadagnarsi il diritto di una vita dignitosa. “Purtroppo tanta gente parla tanto ma poi si fa poco. Dovremmo fermarci un attimo prima di dire stupidaggini, – afferma visibilmente toccato il camerunese, pure protagonista di un travagliato passato per arrivare in Italia alla ricerca di fortuna-. Io a 13 anni mi sono trovato da solo a Roma Termini, senza nessuno, mi sono dovuto rivolgere alla polizia”. Poi il girovagare tra tante squadre giovanili d’Italia (anche un breve periodo nel Napoli), prima del ritorno alla Lazio, delle gioie in Primavera e la percezione di essersi guadagnato un futuro migliore. E la consapevolezza che non tutti saranno fortunati come lui…

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