ventura italia

di ALESSANDRO MOSCA

Dalle parole, adesso, si deve passare ai fatti. Palla al centro alle ore 20,45: l’Italia si gioca i Mondiali di Russia e, soprattutto, la sua dignità. L’onore e il rispetto di una Nazionale capace nella sua storia di trionfare per ben quattro volte nell’appuntamento sportivo più atteso e influente del mondo al pari delle Olimpiadi è in palio questa sera a Stoccolma contro una Svezia che non sembra esser certo la Spagna che ha tramortito gli azzurri nel girone di qualificazione, privandoli della qualificazione diretta alla manifestazione.

Dalle parole, adesso, si deve passare ai fatti. Quelle del ct Ventura, deus ex machina di questo biennio che non è mai riuscito a convincere, tengono profilo alto e motivazioni al massimo. “Rispettiamo la Svezia ma sono certo che andremo ai Mondiali”, il messaggio del vecchio Gian Piero, una vita sulle panchine di mezz’Italia (sfiorò pure quella della Salernitana ai tempi di Aliberti) e un grande amico all’ombra del Castello d’Arechi, quell’Alberto Mucciolo che da sempre firma l’outfit del tecnico genovese.

Dalle parole, adesso, si deve passare ai fatti. Correggendo in corsa quel modo di giocare provato negli ultimi mesi. Contro la Svezia, infatti, andrà in archivio il 4-2-fantasia capace di regalare soltanto delusioni passando a un più coperto 3-5-2, puntando sulle “vecchie glorie” (si rivedrà il blocco Juventus e la BBC in difesa davanti al sempreverde Gigi Buffon) e sulla costanza di Ciro Immobile, l’implacabile bomber torrese della Lazio che proverà a ripetersi anche con la maglia azzurra addosso.

Dalle parole, adesso, si deve passare ai fatti. Nella speranza che possano smentire le immancabili critiche della vigilia. Le scelte di formazione di Ventura, infatti, non convincono in pieno. Soprattutto in attacco dove uno degli uomini più in forma, Lorenzo Insigne, sarà costretto a guardare i suoi compagni dalla panchina, mordendo il freno in favore di uno fra l’emigrante Simone Zaza (il suo impiego è in dubbio fino all’ultimo), il comprimario dell’Inter Eder o l’acciaccato Andrea Belotti. Il discorso del calciatore del Napoli vale pure per Stephan El Shaarawy, il talento della Roma mai pienamente sbocciato ma ora in forma strepitosa.

Dalle parole, adesso, si deve passare ai fatti. Per mettere subito a freno le velleità della Svezia di Anderson priva della sua stella più brillante, quel Zlatan Ibrahimovic capace di incutere timore soltanto pronunciando il nome. Qualche talento c’è (occhio a Forsberg, il “mezzo italiano” Guidetti sarà fra le riserve), l’impianto di gioco pure. E, vista l’Italia delle ultime uscite, ci sono anche tutti i crismi per mettere in difficoltà gli azzurri.

Dalle parole, adesso, si deve passare ai fatti. Provando a chiudere il cerchio con il passato, cancellare quel “biscotto” dell’Europeo 2004 che ancora chiama vendetta e porre il primo tassello per prendersi il Mondiale prima di chiudere la pratica nel ritorno di Milano. Servirà l’orgoglio della grande squadra all’Italia per provare a costruire da questa sera qualcosa di speciale. La speranza è l’ultima a morire. Non è ammissibile non vedere le maglie azzurre in campo al Mondiale…

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