Tanta sofferenza, due infortuni quasi insuperabili. Ma come nelle favole più belle alla fine il lavoro, la dedizione, il carattere vincono sempre. La storia di Andrea Nalini, ala del Crotone ma esterno che a Salerno ha lasciato il segno, è fatta propria di sacrificio e determinazione, capace di battere la sfortuna pur di raggiungere i propri sogni. “Arrivai a Salerno grazie al ds Mariotto – ha raccontato Nalini a TuttoSport -. Feci sei mesi lì e dopo il successivo ritiro estivo arrivò la pubalgia. Restai fermo fino a gennaio, d’accordo con la società, torno a Verona in prestito, per giocare con continuità, in C2. Torno nel 2014, vinciamo il campionato di C1 e nel 2015 esordisco in B”.

Il trasferimento a Crotone

Proprio in quella parentesi in B culminata con la salvezza al playout dei granata, il Crotone mette gli occhi su Nalini che straccia un rinnovo solo da firmare col club granata lasciando l’Arechi non senza polemiche. “Avevo fatto bene, mi contattò personalmente il ds Ursino – racconta Nalini -. Quella della serie A era un’opportunità troppo importante: per me nato nel 1990 arrivare in serie A a venticinque anni significa arrivarci da “vecchio”. Volevo far capire che il lavoro paga, se fatto seriamente. Era una sfida con me stesso che ho vinto. In passato ho avuto momenti in cui ero tentato di mollare, per la fabbrica non riuscivo a rendere al massimo. Ma in fondo c’era sempre la speranza, sapevo di poter fare di più”.

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