di SABATO ROMEO

Un gol deviato, sporco, immeritato. Ma un maledetto gol. La serata svedese è fatta di gioie, sorrisi, sogni. La nottata della riflessione invece per l’Italia è passata. E che nottata. Nel buio pesto di Solna nemmeno l’immaginazione riesce a creare un barlume di luce. Peggio ancora se si parla di speranze mondiali, nella forma tante, troppe (fortunatamente), nella sostanza appese ad un filo tanto sottile che la luce di quel barlume di cui sopra fatica a renderlo visivo.

Ci vuole genio

E a far riflettere, forse a far arrabbiare ancor di più è la mancanza di fantasia, di quel brio che l’estro e il talento accendono anche negli occhi dei più nostalgici, indifferenti, polemici. Perché l’Italia è pur sempre l’Italia, ma vederla abbassarsi per timore e paura al corpo a corpo con i giganti svedesi fa tenerezza ma soprattutto rabbia. Certo, parliamo di una squadra con tanti limiti strutturali, figlia di una crisi profonda sia generazionale che organizzativa. Ma mentre ci si concentrava a parlare di “Opti Poba”, nessuno si accorgeva di una povertà di talenti da codice rosso.

Ostracismo e confusione

Troppo poco é vero, margine di manovra quasi nullo, ma è il rinunciare anche a quel pizzico di qualità a rendere la minestra un “mappazzone” da buttare via. Perché ai gladiatori svedesi potrai concedere anche muscoli e centimetri ma alla classe, al talento non si può rinunciare. È la magia del calcio, l’arte scritta con i colpi di genio non con le lotte furibonde o le gomitate ad alta quota. Vedere il tuo numero 10 destinato alla panchina, un regista di qualità convocato più per timore e necessità che per scelta, attaccanti dalle qualità balistiche non presi in considerazione solo per battagliare e rispondere ad una “randellata” con un “pestone” non fanno che aumentare i rimpianti e far crollare tutti gli alibi. Il “daremo l’anima”, i tanti “lotteremo su ogni pallone” ripetuti ad alta voce ora non bastano. L’Italia ha bisogna di gol, quelli fondamentali per scrivere la storia. Per non restare a guardare altri farla al proprio posto.

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