palco teatro

di SILVIA RIZZELLO

Quando si va in scena le luci si accendono e lì sul palco tutto risplende per la soddisfazione degli attori e l’estasi della platea. Ma quanto lavoro c’è dietro l’allestimento di uno spettacolo teatrale? Quanto la gloria riesce a compensare la fatica? Lo spiega la regista salernitana Valentina Mustaro che, questa sera e domani (11 e 12 novembre) andrà in scena al Teatro La Ribalta con lo spettacolo “Il nuovo viaggio di Capitan Fracassa” da lei diretto e scritto.

Il titolo della pièce sembra non essere nuovo. Ed è così, dato che la regista ha preso ispirazione dal film di Ettore Scola. Ma quell’aggettivo “nuovo” lì posto già fa presagire che si tratta di un modo diverso di intendere la Commedia dell’Arte. Infatti, la Mustaro – che da anni porta avanti un lavoro di approfondimento e studio su tale tradizione – presenta un testo nuovo e pienamente calato nella contemporaneità senza abbandonare, però, la dimensione della tradizione dei comici dell’arte. Suo scopo è proporre un genere di teatro che conservi la tradizione ma che si apra anche all’innovazione. «Il teatro sta diventando qualcosa di ammuffito, di stantio, di vecchio. C’è bisogno di una rivoluzione affinché non muoia – ha dichiarato la Mustaro -. Bisogna capire che il teatro è utile alla società, non è solo arte fine a sé stessa. Purtroppo, però, nel corso degli anni a Salerno si è creata una sorte di figura di spettatore medio che è abituato a vedere sempre lo stesso tipo di spettacolo, che è quasi affezionato a un solo genere (principalmente quello comico) e che quindi non riesce ad aprirsi al nuovo, a generi differenti. Vi è una direzione unilaterale che non consente agli elementi innovativi di farsi strada e quindi alle realtà giovani di crescere».

Una stasi dell’innovazione, quindi, per la Mustaro che farebbe sì che il nuovo s’impantani in una selva oscura da cui non riesce a uscire. «Per avvicinare di più il pubblico al teatro bisognerebbe sdoganarlo dai vecchi dogmi, farlo conoscere per la forma d’arte che è e non proporlo solo come intrattenimento – ha proseguito la regista salernitana -. Si tende sempre più a confondere il teatro con lo spettacolo. Ma non sono la stessa cosa: lo spettacolo è un momento di intrattenimento fine a sé stesso, il teatro va al di là, è un’emozione che parte dall’interno e lavora dentro la persona per creare in essa una consapevolezza anche della società».

Per la Mustaro, quindi, teatro non è sinonimo di passatempo ma è una vera e propria forma d’arte che può contribuire al miglioramento della società. E per far sì che il mutamento abbia inizio la regista salernitana si affida ai giovani: «Bisogna puntare sui giovani per fare in modo che il teatro rinasca. Solo loro sono in grado di lottare contro chi – anche in una realtà come Salerno – si dimostra da questo punto di vista ancora provinciale».

 

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