cesena salernitana

di FILIPPO NOTARI

«È bell’ ‘a Salernitan’», ripete Matteo mentre scende i gradoni del Manuzzi per raggiungere il pullman che lo riporterà a Salerno. Ad attenderlo c’è un viaggio di 560 chilometri. E un lavoro che all’indomani non concederà alcun alibi. Sul suo volto, però, dei pensieri della quotidianità non v’è traccia. Ché la sua mente continua a proiettare a ripetizione le immagini dello spettacolo a cui ha assistito dal vivo nel pomeriggio: il bacio lanciato da Rodriguez verso il muro umano granata, il tap-in di Bocalon, la piazzata di Ricci.

Matteo le (ri)passa in rassegna tutte mentre la carovana granata rotola verso Sud, galvanizzata dall’ennesima prova di cuore d’un gruppo che riesce a incarnare sempre più il carattere della sua gente.

«Eh, io canterò, oltre il 90esimo», era stata la risposta della torcida granata dopo che il Cesena aveva trovato il gol del 3-1. E la Salernitana, per non essere da meno, dava inizio alla rimonta (la settima stagionale), gettando il cuore oltre l’ostacolo.

Quasi a voler rispettare quel patto non scritto che, da qualche mese a questa parte, si materializza durante le partite dei granata. Perché «oltre il 90esimo» non è soltanto un coro. È il credo sposato da una squadra riscopertasi operaia e capace, nei momenti più difficili, di diventare più forte della sfortuna che ha messo fuori gioco gran parte della formazione titolare. Un gruppo di ferro, compatto, determinato. Che rende orgogliosa un’intera città non solo per i risultati positivi conquistati (undici di fila) ma soprattutto per l’attaccamento alla maglia che dimostra di partita in partita. Interpretando sul rettangolo verde quel sentimento viscerale che lega i salernitani alla squadra della propria città e che viene rivendicato con orgoglioso senso d’appartenenza in giro per il mondo.

Unità d’intenti capace di riaccendere il fuoco della passione in una città che vive di pane e pallone e che, probabilmente, non vedeva l’ora di tornare a emozionarsi per quella maglia che – come cantano gli ultras – «è un’ossessione».

A Cesena il diktat del popolo granata – riportato sullo striscione esposto sulla balaustra del settore ospiti – era stato «lotta e vinci insieme a noi». Non sono arrivati i tre punti. Ma poco importa. Perché la grinta e la determinazione messe in campo valgono molto di più. Ne è convinto anche Matteo che, rientrando a casa a notte fonda, non ha rimpianti per la trasferta affrontata. Abbraccia la sua compagna che l’attende sulla porta. E, dopo averla salutata, sussurra tra sé e sé: «È bell’ ‘a Salernitan’».

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