di DARIO CIOFFI

È nato nel cuore del centro storico, tra le mura di via Tasso che raccontano salernitanità, e s’è speso per una vita in due direzioni: per il suo quartiere e per lo sport. Al traguardo degli ottant’anni, festeggiati ieri l’altro con l’entusiasmo e l’esuberanza di sempre, don Mario Petrosino è arrivato con la longevità di chi ha respirato l’aria buona del mare di Salerno.

Il torneo di Santa Teresa, fin dall’alba degli anni Settanta, è stato il suo vanto, la sua creatura. Una sfida cominciata quasi per caso, tracciando a terra le prime linee e mettendo su le porte per rendere più “vere” le partitelle di calcio tra i ragazzi dell’epoca e le sfide dei “lunedì dei barbieri”. Iniziò così uno degli appuntamenti più amati dai salernitani. Don Mario, assieme al compianto Isidoro Cipriano e a una schiera d’amici instancabili, l’ha portato avanti per quasi quarant’anni, prima dell’interruzione e della recente ripresa grazie all’impegno d’un nuovo comitato organizzatore.

Santa Teresa anzitutto, certo, però la “militanza” sportiva di Petrosino è stata anche molto altro. Vicecampione d’Italia Csi con la Moka Salerno di Vittorio Mosele, sognò il passaggio alla Pro Patria di Busto, all’epoca in serie A, ma quando il provino fissatogli da Rinaldo Settembrino saltò si ritrovò a giocare con la Valentino Mazzola. Sorride ripensando a quella beffa del passato, oggi, don Mario, docente e poi direttore amministrativo del liceo Severi amatissimo da generazioni di studenti e, a tempo non troppo perso, appassionato di politica di convinta “fede” socialista.

In tanti, nel “suo” centro storico, gli hanno fatto gli auguri. Ottant’anni e non sentirli, si dice spesso con aforisma consumato. Nel caso di don Mario, però, è tutto vero. Non li sente affatto…

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