sbarco salerno

di FILIPPO NOTARI

La Procura della Repubblica di Salerno intende far luce sulla morte delle 26 giovani donne decedute durante l’ennesima tragedia del mare. Un obiettivo che, a due settimane di distanza dall’attracco della nave militare spagnola Cantabria al porto di Salerno sembra essere più vicino. Il lavoro serrato degli inquirenti, infatti, ha consentito di ricostruire quanto accaduto durante il viaggio e di appurare che le vittime non abbiano subito violenze.

Ma le indagini hanno reso più pesante il bilancio della tragedia consumatasi a largo delle coste libiche. Alcuni dei sopravvissuti hanno raccontato che, nel secondo dei quattro salvataggi effettuati, sarebbero stati circa 150 i migranti trasportati a bordo di un gommone blu parzialmente affondato. Ma la Cantabria ne ha recuperati soltanto 64, il che induce la Procura di Salerno a ipotizzare che i dispersi caduti in mare – e probabilmente deceduti per annegamento – siano circa un centinaio. Una tragedia immane. L’ennesima consumatasi a largo delle coste libiche.

Quattro salvataggi

I quattro interventi effettuati lo scorso 3 novembre, dunque, non sono bastati per salvare la vita a tutti i migranti che, sfidando il mare, si erano messi in viaggio per iniziare una nuova vita altrove. Nel primo evento Sar effettuato dalla nave spagnola Cantabria erano stati recuperati 146 persone (28 bambini, 21 donne (3 gravide) e 97 uomini) che si trovavano a bordo di un gommone bianco; nel secondo, il più tragico, il personale della nave militare spagnola ha tratto in salvo 64 migranti (6 bambini, 36 uomini e 22 donne di cui 2 in stato di gravidanza) che si trovavano su di un gommone parzialmente affondato; nel terzo la motonave Bergamini della Marina Militare ha recuperato 140 persone (12 bambini, 88 uomini e 40 donne); nel quarto la nave irlandese Niamh ha salvato 53 migranti (8 bambini, 39 uomini e 6 donne, di cui 2 in stato di gravidanza) a bordo di un natante in vetroresina. Quasi tutte le salme – 23 – sono state recuperate nel secondo salvataggio, mentre altre 3 nel corso del terzo.

Gli accertamenti

Dopo lo sbarco a Salerno la Procura della Repubblica ha avviato le indagini per far luce su quanto accaduto. Tutte le salme sono state sottoposte a visita esterna e ad esame autoptico. I consulenti tecnici nominati dalla Procura hanno evidenziato che le 26 donne avrebbero perso la vita per asfissia per annegamento. In un solo caso la morte è stata determinata anche da uno “schock emorragico dovuto a rottura del fegato senza segni esterni da rapportare ad eventi traumatici avvenuti prima della caduta in acqua, potendo attribuire tale lesione al verosimile impatto contro superfici solide smusse”. Sulle salme, inoltre, non sono stati riscontrati segni di violenza fisica e/o sessuale recente.

La ricerca delle identità

Ma il lavoro degli inquirenti è teso anche a dare un nome alle vittime dello sbarco. Ad oggi, infatti, è stato possibile effettuare il riconoscimento formale di soli due cadaveri da parte di altri migranti soccorsi. La Polizia Giudiziaria, su delega della Procura della Repubblica di Salerno, sta provando a rintracciare i parenti delle altre vittime ancora non identificate, sia contattando i numeri telefonici trascritti su fogli di carta rinvenuti nascosti nei vestiti delle migranti decedute, sia mediante l’inoltro delle fotografie dei volti delle vittime alle Ambasciate in Italia degli Stati di presunta provenienza delle migranti. «Attualmente – si legge in una nota della Procura della Repubblica di Salerno -, utilizzando i numeri telefonici trovati tra i vestiti delle vittime, si è riusciti a contattare telefonicamente i familiari di tre donne decedute, che hanno fornito le generalità del loro prossimo congiunto di cui non avevano più ricevuto notizie. Secondo quanto riferito dai familiari le donne risulterebbero tutte originarie della Nigeria».

Le indagini

Contestualmente le forze dell’ordine indagano per provare a risalire all’identità degli scafisti. Le indagini fin qui svolte hanno consentito di acquisire fonti di prova integranti gravi indizi di colpevolezza a carico di due uomini che si trovavano a bordo del gommone bianco del primo salvataggio per i quali è stato emesso decreto di fermo. I due uomini sono accusati di aver contribuito, con le loro condotte alle attività di tratta delle persone e di aver organizzato il trasporto di 146 persone a bordo di un gommone, poi intercettato in acque internazionali dalla nave militare spagnola Cantabria. All’identificazione dei due presunti scafisti, un egiziano e un libico, si è giunti grazie alle dichiarazioni di più migranti che viaggiavano a bordo dello stesso gommone pilotato dai fermati. In occasione dell’udienza di convalida dei fermi, i due indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il gip ha convalidato il decreto di fermo disposto dal pm e ha applicato per entrambi la misura della custodia cautelare in carcere. Le indagini proseguono per identificare altri scafisti e/o facilitatori che hanno operato sugli altri tre natanti e per l’identificazione degli smugglers appartenenti alle organizzazioni criminali operanti in Libia e in Italia nella tratta dei migranti.

Alle operazioni di salvataggio e recupero dei migranti sbarcati a Salerno il 5 novembre – fanno sapere dalla Procura – non hanno partecipato o collaborato unità navali appartenenti a organizzazioni non governative.

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