Se ne andò il 21 novembre del 2005. E a 12 anni esatti di distanza dalla sua prematura scomparsa, appena 66enne, nella Salerno sportiva, quella dal cuore granata, c’è ancora sincera voglia di ricordarlo. Perché Bruno Carmando è stato un pezzo di storia della Salernitana del calcio, un punto di riferimento per calciatori, allenatori, dirigenti e soprattutto tifosi. Era uno di loro, il “magico masseur”, per di tutti loro, riuscendo a incarnare le caratteristiche di qualsiasi componente che ruotasse attorno al microcosmo del cavalluccio marino.

Un’icona degli anni del Vestuti, massaggiatore granata per decenni e soprattutto uomo fidato non soltanto per come sapeva – magicamente, appunto – rimettere a nuovo le gambe degli atleti provati dagli infortuni, ma anche per quello che sapeva rappresentare all’interno degli spogliatoi. La dinastia dei Carmando, nata con il papà Angelo e poi continuata dagli “eredi” di Bruno e di suo fratello Salvatore (l’amico di Maradona e “bandiera” amatissima del Napoli scudettato), è stata ed è ancora per la città di Salerno un vanto. E chiunque abbia vissuto quegli anni custodisce i suoi aneddoti, tantissimi.

Per questo, ancora oggi, nel 12esimo anniversario della sua morte, Bruno Carmando è ancora un simbolo, di salernitanità e della maglia granata (nella foto uno striscione esposto due anni fa all’Arechi). Tra i ricordi, quello del Salerno Club 2010, con un post sui social: “Sono passati 12 anni ma resti sempre nel cuore di chi ti ha voluto bene… Bruno Carmando uno di noi”.

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