di STEFANO MASUCCI

Dici Cittadella-Salernitana e pensi al 4-4 del 2 settembre 2001, quando all’Euganeo di Padova andò di scena una delle partite più “pazze” di sempre della serie B. Merito di due dei personaggi forse più iconici presenti nel panorama calcistico all’alba del nuovo millennio. Ezio Glerean contro Zdenek Zeman. Il primo, con il suo 3-3-1-3, ha ispirato il titolo del film di Paolo Sorrentino L’uomo in più” (proprio dal sistema di gioco con quattro punte), pellicola che prende spunto anche dalle tragiche vicende di Agostino Di Bartolomei. Il secondo, sigaretta in bocca e voce roca consumata dalla nicotina, ha fatto del 4-3-3 un vero e proprio marchio di fabbrica. Basterebbe nominare uno dei due sistemi di gioco per identificare il relativo profeta, entrambi hanno vissuto la loro idea di calcio sempre all’attacco, sempre per vincere, perché, come recita la locandina del film del regista e premio Oscar napoletano, “nella vita il pareggio non esiste”. Eppure in Veneto ci vollero ben 8 gol per decretare il segno X al termine di 90’ minuti giocati a ritmi folli, con sorpassi e controsorpassi che nemmeno al Giro d’Italia.

Amarcord da doppio ex  

“Ma sarebbe potuta finire anche 7-7, c’era una qualità incredibile in quella gara, è una partita di cui si sente parlare molto ancora oggi”. Parola di Claudio Ferrarese, oggi direttore sportivo di mestiere, alle spalle una vita a correre come un matto sulla fascia destra, doppio ex della gara che sabato vivrà un nuovo capitolo e soprattutto a segno in quel match che definire pirotecnico rischia di essere lusinghiero per i fuochisti. Fu lui infatti ad aprire le danze al 15’ del primo tempo, e le due formazioni granata ballarono a lungo. “Soprattutto le difese – scherza l’ex ala, fra le altre, di Torino, Verona e Napoli -, quell’anno retrocedemmo mentre la Salernitana aveva maggiore di qualità di noi, ma ne venne fuori una partita spettacolare, tra due grandissimi allenatori. Glerean per me resta un maestro di calcio. E’ stato lui a dare una certa filosofia alla società, che anche grazie alla sua visione ha vissuto anni solidi”.

Ambizioni playoff 

Sabato Cittadella e Salernitana si ritroveranno e, a distanza di tanti anni da quel 4-4, Ferrarese non esclude un’altra gara non adatta ai cuori deboli. “Il Cittadella ha fatto un grande colpo a Palermo, la Salernitana sta facendo bene anche se ritengo stia collezionando un po’ troppi pareggi, specie all’Arechi, che deve rappresentare sempre il dodicesimo uomo, potrebbe togliersi qualche soddisfazione in più. Sicuramente può essere la gara della svolta per una delle due, perché vincendo confermerebbero le ambizioni playoff. Non voglio fare pronostici ma mi aspetto una partita molto aperta, come quella del 2001; dico 2-2 o 3-3. Se devo scegliere un giocatore dico Sprocati. E’ un esterno diverso da me, io attaccavo il fondo e mettevo cross in area, lui come tutti gli esterni di oggi tende a entrare più nel campo, anche per cercare maggiormente la conclusione. Sinceramente, però, questo ragazzo mi ha impressionato”. Ci sarebbe potuto essere anche Rosina, che con Ferrarese ha vinto un campionato a Torino. “So che non è al meglio della condizione, ma se un giocatore come lui resta in panchina o non incide in serie B vuol dire solo una cosa, che non è in un buon momento di forma. Forse ha avuto mancanza di continuità a Salerno…”.

Rimpianti e speranze

Lui invece all’ombra dell’Arechi ne ha avuta parecchia, lasciando un ottimo ricordo di sé nonostante una sola stagione in granata (2004/2005) e un rimpianto ancora non sopito del tutto. “Sognavo di diventare capitano della Salernitana, la città mi ha davvero lasciato tanto. Avevo quattro anni di contratto, la prima stagione partimmo con un allenatore non all’altezza (Ammazzalorso, ndr), poi arrivò Gregucci e disputammo una grande serie di partite, conquistando la salvezza. Non potere capire che tristezza venire a sapere del fallimento durante il ritiro, quel giorno fu davvero brutto, lo ricordo ancora oggi. Sarei rimasto tanti altri anni, il rapporto con la piazza era speciale, ho ancora tanti amici”. C’è spazio anche per una speranza, però. Quella di tornare a Salerno sotto un’altra veste, quella del direttore sportivo. “Ho tanto da imparare, quest’estate ho appeso le scarpe al chiodo e ho iniziato questa avventura con il Levico Terme, in serie D. Ci stiamo togliendo tante soddisfazioni in un girone non semplice”. Chissà, in futuro…

Notizie Simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *