Considerata fin dagli anni ’80 una tifoseria “tosta” per storia e tradizione ultras, Brescia ancora oggi conserva un ruolo rilevante nel mondo del tifo. Soprattutto per quanto riguarda il panorama curvaiolo nazionale, la torcida bresciana si è sempre contraddistinta per calore e passione, nonostante negli ultimi anni trascorsi in cadetteria i numeri di presenze al “Rigamonti” non siano stati proprio maestosi.

LE DIVISIONI
Fin dal passato, però, la tifoseria della Leonessa è stata caratterizzata dalla frammentazione in vari gruppi. Ciononostante, gli ultras bresciani hanno comunque sempre mantenuto alta la “reputazione” in tutto lo Stivale, pur camminando spesso e volentieri su strade diverse.
Alla base delle divisioni, punti di vista ed ideologie differenti, che raramente sono state messe da parte per provare a remare nella stessa direzione.
Prima della costruzione della “nuova” curva Nord dello stadio Rigamonti, il tifo del Brescia era sostanzialmente diviso in due settori, all’interno dei quali ogni gruppo si organizzava per fornire il sostegno alla squadra biancoblu. Nella curva Sud dell’impianto lombardo, il gruppo Curva Sud Brescia con altre sigle ad esso associate, e nell’altra curva gli ultras dello storico gruppo Brescia 1911 Curva Nord e poi i Brixia.

IL CASO SCARONI
Da segnalare le diverse iniziative contro il calcio moderno portate avanti dagli ultras del Brescia, in particolar modo dal gruppo 1911, sigla al quale apparteneva anche Paolo Scaroni, supporter balzato agli onori della cronaca per aver subito un violento pestaggio nel 2004 da parte di alcuni agenti delle forze dell’ordine in quel di Verona.
I tafferugli verificatisi nella stazione ferroviaria della città veneta ridussero l’ultras biancoblu in fin di vita, costringendolo a due lunghi mesi di coma. Tra preoccupazioni e paura, il tifoso della Leonessa si risvegliò dal coma ma per lui cominciò un vero e proprio calvario. I medici riscontrarono menomazioni permanenti sia di natura fisica che intellettiva e per Paolo non fu affatto semplice ricominciare. Proprio per questa vicenda, il gruppo di sostenitori delle Rondinelle si è battuto negli anni, reclamando verità e giustizia per Paolo Scaroni e “proponendo” in maniera provocatoria un codice identificativo su tutti i caschi dei poliziotti del reparto celere, in modo da poter punire chiunque si fosse reso protagonista di violenza gratuita.

IL TENTATIVO DI RIUNIFICAZIONE E LA “NASCITA” DELLA CNB
Nell’ estate del 2011, l’anno in cui il Brescia Calcio s’apprestava a festeggiare il Centenario dalla fondazione, una parte della tifoseria lombarda con in testa il gruppo Brixia propose la riunificazione sotto un’unica sigla, facendo confluire le varie anime del tifo biancoblu in un solo grande progetto. Iniziativa condivisa da diversi “vecchi” ultras bresciani e vista di buon occhio anche da molti altri assidui frequentatori delle gradinate del Rigamonti, stanchi di assistere ad un tifo frammentato.
Fu così che nacque la Curva Nord Brescia, un’unica sigla che comprendeva non soltanto i Brixia, ma pure l’intero direttivo della precedente Curva Sud con i gruppi ad essa affiliati, la Brigata Leonessa ed altri gruppi della provincia di Brescia. Un progetto che mirava ad azzerare ogni divisione per il bene comune dei colori biancoblu, facendo diventare la curva Nord l’unico settore dal quale tifare Brescia.
Tuttavia, da questo progetto di riunificazione decise di restare fuori il gruppo Brescia 1911, pur provando inizialmente la coabitazione con il neonato direttivo biancoblu. Una convivenza “forzata” che non durò molto, visto che gli ultras dei 1911 decisero di traslocare in gradinata, identificandosi nella denominazione “ex-Curva Nord” proprio per rimarcare la propria scelta di dissociazione dal nuovo corso del tifo biancoblu.
La Supporter Card (sottoscritta dalla CNB e sempre osteggiata dai 1911) ed altre motivazioni inerenti il modo di tifare, non permisero ai due gruppi di occupare lo stesso settore.
Tuttavia, non sono mancate le occasioni di riavvicinamento, soprattutto quando c’è stato da contestare l’ex proprietà rappresentata dalla famiglia Corioni. Un’altra vicenda che ha visto entrambi i gruppi fianco a fianco è stato il tragico evento del 2013, in seguito alla trasferta disputata dal Brescia a Livorno. Il pullman della Curva Nord Brescia che rientrava nella notte dalla Toscana, sbandò sull’autostrada A21 ed il giovane tifoso Andrea Toninelli perse la vita. Una tragedia immane (dopo quella del 1997 a Salerno, quando morì Roberto Bani) che colpì l’intera comunità bresciana, senza distinzione di sigle o di settori, la quale si ritrovò in un commosso abbraccio alle esequie dello sfortunato ultras biancoblu. Con una sciarpata da brividi sulle note del coro “Madonnina dai riccioli d’oro”, gli ultras della Leonessa ricordarono il loro amico, al quale hanno anche intitolato il settore più caldo del tifo biancoblu.
La “spaccatura”, però, non si è mai rimarginata del tutto e i gruppi continuano tuttora a camminare in maniera autonoma, pure in trasferta. Da qualche mese, infatti, gli ultras che abitualmente occupano la gradinata son tornati fuori casa al seguito delle Rondinelle in virtù dell’apertura concessa ai non possessori di Card dal Protocollo siglato a inizio stagione a Roma. Anche nei settori ospiti degli impianti che ospitano il Brescia, però, il gruppo 1911 preferisce restare più in disparte rispetto al direttivo della Curva Nord Brescia, che nonostante i tanti Daspo rimediati nelle ultime stagioni, rimane comunque in numero maggiore e si occupa dell’organizzazione del tifo.

Foto tratta dalla pagina Facebook “La tifoseria bresciana”

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