Cadute e incidenti, polemiche e furti. La storia d’amore fra Salerno, la sua provincia e il Giro d’Italia è tormentata forse come nessun altro territorio toccato negli anni dalla carovana rosa e anche domani promette spettacolo caratterizzando la frazione che scatterà da Praia a Mare per arrivare a Montevergine di Mercogliano (clicca qui per i dettagli del percorso). Basta pensare a cosa accadde il 25 maggio del 1997, sulle strade della Costiera Amalfitana dove, sulla discesa del valico di Chiunzi, un gatto bianco rischiò di far terminare anzitempo la carriera di Marco Pantani, l’indimenticato campione di Cesenatico. Nella tappa che arrivava a Cava de’ Tirreni (la città metelliana ha ospitato il traguardo anche nel 2010, con il successo dell’australiano Goss) e che fu vinta da Mario Manzoni, il “pirata” lasciò le speranze di conquistare la prima maglia rosa (vinta poi l’anno successivo con la fantastica doppietta con il Tour de France) cadendo poco dopo Tramonti a causa di un micio randagio che si lanciò fra i raggi della ruota anteriore della sua bici. Andarono a terra in tanti insieme a lui. Pantani strinse i denti e arrivò al traguardo della città dei portici, sanguinante e dolorante, prima di finire direttamente all’ospedale Santa Maria dell’Olmo dove gli fu riscontrata una lesione muscolare alla gamba sinistra che gli impedì di ripartire.

È molto più recente (2014), invece, la polemica che travolse Valerio Agnoli, gregario prima di Vincenzo Nibali e poi di Fabio Aru. Il ciclista di Anagni fu “intercettato” in alcuni video mentre urlava “terroni” al pubblico presente sulle strade di Nocera Inferiore. La registrazione divenne virale fra accuse e richieste di scuse ma Agnoli risolse “il caso”, sottolineando come quello fosse un richiamo per i suoi compagni di squadra che da sempre gli avevano affibbiato quel soprannome.

I quasi 150 chilometri che i ciclisti percorreranno nel Salernitano in occasione della prossima corsa rosa prima di giungere a Montevergine potrebbero riservare altre sorprese. La provincia ha ospitato l’ultima partenza di tappa nel 2014, quando da Sassano i corridori partirono per percorrere 257 chilometri e raggiungere Montecassino, l’ultimo arrivo l’anno prima quando sul traguardo di Marina d’Ascea fu il “braccio destro” di Paolo Bettini, Luca Paolini, ad alzare le braccia al cielo aggiudicandosi la frazione.

L’ultima partenza a Salerno nel 2007, dopo il giorno di riposo, in piazza della Concordia: la città d’Arechi benedì Danilo Di Luca che si impose sul traguardo di Montevergine vincendo poi la corsa rosa. La provincia ha sempre portato fortuna al killer di Spoltore che due anni prima vinse a Giffoni Valle Piana la volata fra i big della classifica generale in un finale reso avvincente dalla scalata alla collina di Santa Tecla e dalle proteste sul percorso di alcuni operai che fra Eboli e Battipaglia provarono a bloccare la corsa.

L’ultimo arrivo nel capoluogo risale addirittura a 22 anni fa, all’edizione 1995 quando sul traguardo di lungomare Trieste vinse il “danese di Toscana”, Rolf Sorensen, in una volata che “fu distratta” dal poker al Verona rifilato dalla Salernitana di Delio Rossi. Dieci anni prima l’ultimo precedente: il 21 maggio dell’1985 si impose Stefano Allocchio, attuale vice-direttore della corsa rosa, prima di un dopo tappa “movimentato” con la denuncia da parte di Moreno Argentin a cui fu rubata la bici, lasciata appoggiata a una colonna nei pressi di un noto bar del centro di Salerno.

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