eversione italia

di FRANCESCO CACCIATORE*

In mezzo alle beghe politiche della campagna elettorale nostrana e alle varie crisi internazionali, non ultima quella israeliana, mi ha particolarmente colpito un fatto di cronaca molto recente, che dopo essere stato alla ribalta nell’universo dell’informazione mediatica italiana, pare aver già perso l’interesse del pubblico e degli addetti ai lavori. L’episodio, in effetti, non è di per sé tra i più eclatanti: un ordigno artigianale è stato fatto esplodere nelle prime ore del mattino di fronte al portone della caserma dei carabinieri in via Britannia, nel quartiere San Giovanni di Roma. Nessuno è rimasto ferito o ucciso, e l’attentato è stato rivendicato dal gruppo Fai-Fri (Federazione anarchica informale-Fronte rivoluzionario internazionale).

Uso la parola “attentato” con cognizione di causa: s’indaga, infatti, per “atto di terrorismo con ordigno esplosivo”. L’espressione richiama alla mente le immagini atroci di Piazza Fontana e della Stazione Centrale di Bologna, dunque si adatta, forse, male a un evento quasi insignificante come quello di via Britannia. Degli anarchici non si sente parlare da tempo, e in effetti l’autenticità della rivendicazione è ancora al vaglio degli inquirenti. Se fosse vero, però, il fatto assumerebbe una sfumatura più inquietante, una volta messo in relazione con altri episodi di cronaca recente. Il 6 dicembre, meno di 24 ore prima dell’esplosione dell’ordigno, un gruppo di militanti di Forza Nuova, organizzazione di estrema destra, ha compiuto un atto intimidatorio contro la sede di Repubblica, accendendo fumogeni ed esponendo bandiere e slogan. Una settimana prima, martedì 28 novembre, un gruppo di 15 neonazisti del gruppo “Veneto Fronte Skinheads”, ha interrotto l’incontro di una rete di associazioni per l’accoglienza, costringendo gli astanti ad ascoltare un proclama contro l’immigrazione.

Mettendo i fatti in ordine cronologico, è possibile notare una certa escalation dell’intensità e della violenza: dalle immagini quasi comiche di Como, nelle quali gli “ostaggi” ascoltano con fare rassegnato un ragazzotto rasato leggere chissà quali castronerie, all’esplosione di un ordigno che avrebbe potuto causare morti e feriti. Ciò che più colpisce, però, è che se l’episodio di via Britannia non fosse appunto un episodio, ma indicasse agitazioni pericolose negli ambienti di estrema sinistra, si potrebbe presto tornare a parlare di contrapposizione ideologica tra estremismi, e di un’eversione non più limitata ai “soliti” ambienti di destra del neofascismo.

È ancora presto per dire che gli anni di piombo stanno tornando. Un osservatore attento, però, non può non prendere atto che, nella società contemporanea, i presupposti per l’eversione ci sono tutti. A questo punto è fondamentale il ruolo e l’azione delle istituzioni. Il ministro Minniti è intervenuto duramente in seguito all’azione di Forza Nuova contro Repubblica, dichiarando prima che “sottovalutare è una cosa molto grave”, e in seguito: “se qualcuno pensa che in un’aria di incertezza politica c’è spazio per delle pratiche antidemocratiche, rispondo facendo rima che non è aria”. Risposte dure, come ci si aspetta dal personaggio, che si è costruito negli ultimi mesi la fama di uomo autoritario, con risposte pronte ed efficaci ai problemi, specie in seguito alla risoluzione (temporanea) della crisi degli sbarchi. Non sorprende allora che proprio Minniti venga nominato nella rivendicazione degli anarchici: “La scorsa notte abbiamo portato la guerra a casa del ministro Minniti”, una dichiarazione d’intenti in linea con la scelta dell’obiettivo, una caserma delle forze dell’ordine.

Anche questo è un parallelo doloroso con gli anni di piombo. L’azione eversiva dell’estrema destra può portare a risposte autoritarie da parte delle istituzioni, e di conseguenza a una risposta – violenta – a questo autoritarismo, da parte di chi si colloca all’estremità opposta dello spettro ideologico. “Eversione”, “autoritarismo”, “estremismi”, sono tutte parole che la società civile del nostro Paese sperava essere relegate ai libri di storia e alle cronache. Purtroppo, le idee non possono essere uccise. Il Nazismo non è morto nel bunker del Fuhrer a Berlino o al processo di Norimberga, il Fascismo non è morto a piazzale Loreto, né la lotta armata con la fine degli anni di piombo. Per questo è importante vigilare sulle istituzioni democratiche e, come dice Minniti, non sottovalutare mai. Questo compito, però, spetta alle istituzioni e alla politica; quando è proprio la debolezza e l’inefficacia di queste istituzioni a mettere in pericolo la società civile e democratica, però, è difficile guardare al futuro senza timori.

*storico, ricercatore, giornalista e scrittore freelance

“Occhio di riguardo” è una rubrica settimanale di approfondimento su temi di attualità e di cultura, con uno sguardo alla politica, alla società e all’economia.

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