bollini salernitana

di SABATO ROMEO

«Serve tranquillità, lucidità». L’inizio della fine per Alberto Bollini e la Salernitana sta tutto nella speranza post-Perugia. Una delusione cocente, l’ennesima di un mese difficile, capace di cancellare quanto di buono fatto nella prima parte di stagione ricacciando fuori dall’armadio vecchi fantasmi ma soprattutto vecchie paure. Saluta Alberto Bollini (esonerato oggi dalla Salernitana – clicca qui per leggere l’articolo), pretoriano di Claudio Lotito, e lo fa con il rammarico, con l’amaro in bocca per ciò che poteva essere e non è stato, costretto a dire addio alla panchina granata 374 giorni dopo la sua “prima” volta sul campo gelido del “Mary Rosy“. Gelido, appunto, come l’entusiasmo della piazza nei confronti d’una Salernitana arrivata all’epilogo dell’esperienza Sannino in grande difficoltà e con una classifica tutt’altro che esaltante.

Tanto lavoro

Ripartire dall’entusiasmo”. Il primo monito, lanciato nel prepartita del suo debutto a Bari, si trasformò ben presto in un cavallo di battaglia bolliniano: recuperare dedizione, il sacro fuoco dello spogliatoio per mirare a risultati importanti. Missione riuscita qualche settimana dopo, tirando fuori la Salernitana dalle sabbie mobili dei playout e mirando addirittura al sogno playoff. Tutto grazie al lavoro e al sacrificio di una squadra operaia ma spinta in alta dai lampi di luce dei vari Coda, Sprocati, sognando un posto tra le prime otto ma fermatasi ai piedi della zona che conta, portando a casa sia gli applausi del proprio pubblico che un meritato rinnovo.

La pareggite

La riconferma, la prima dell’era Lotito-Mezzaroma, aumenta però il carico sulle spalle di Bollini. Il tecnico ne è conscio ma prova a spegnere i primi allarmi arrivati dal campo e dai risultati chiedendo come al solito tranquillità, provando a compattare un ambiente che mugugna e non poco. A partire proprio dal co-patron, che non perde occasione per bombardare l’autostima del tecnico mantovano. Dalle esclusioni di Adamonis e Rossi fino a spingersi sulla posizione in campo di Sprocati, esterno di fascia e non trequartista come dipinto da Bollini nel proprio scacchiere tattico: il tecnico è sotto assedio ma tiene botta, chiede ed ottiene tempo dopo un pari in extremis con il Pescara. La vittoria interna con lo Spezia lo sblocca, nonostante i richiami a cena tra patron e allenatore in un noto locale salernitano. La squadra esce dalla quarantena solo ad Avellino in una rimonta pazzesca, anticipata da uno scontro verbale di fuoco nel piazzale dell’Arechi dopo uno scialbo 0-0 con l’Ascoli. Salerno inizia a sognare ma dalla gara contro il Cittadella la luce si spegne. Nemmeno il “ora scendo in campo io“, tuonato da Lotito riaccende la luce. E la deviazione di Buonaiuto in extremis fa il resto.

Il bilancio

Bollini lascia e lo fa con uno “score” non proprio indimenticabile: il bilancio delle sue 45 partite in granata si chiude con un equilibrio raccontato dai 15 successi ottenuti, 16 pareggi e 14 sconfitte, 60 i gol fatti, 59 quelli subiti ed una media di 1,39 punti a partita. Fotografia esatta del “normalizzatore” Bollini, l’uomo arrivato in punta di piedi e costretto a salutare con qualche faro puntato di troppo.

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