Arrivata al suo quarto campionato in serie cadetta, la tifoseria della Virtus Entella rappresenta una delle realtà meno numerose del torneo. Con una media di circa 2mila spettatori al “Comunale” di Chiavari, infatti, i biancocelesti sono tra i più esigui sui gradoni della serie B, anche se possono contare su un gruppetto di irriducibili che non lasciano mai soli gli uomini di mister Aglietti. Quella che oggi si identifica dietro lo striscione “Gradinata Sud Chiavari”, infatti, è la parte più calda del tifo ligure. Un gruppo di supporters che come simbolo adotta un teschio con una sciarpetta biancoceleste legata al collo, sulla quale figura la data di fondazione del club (1914). E’ questo il logo che rappresenta gli aficionados dell’Entella, che nelle partite casalinghe sostengono con colore e passione il team chiavarese ed anche in trasferta, seppur spesso con numeri molto modesti, provano a stare al fianco della propria squadra del cuore. Nonostante la poca tradizione curvaiola della piccola piazza ligure, i tifosi dell’Entella hanno vissuto alcune esperienze che hanno segnato la storia e l’evoluzione del movimento ultras locale, confluito appunto nell’unica sigla della Gradinata Sud.
L’episodio della sottrazione del materiale, ad esempio, può essere indubbiamente iscritto tra gli eventi (non positivi) che hanno condizionato le successive scelte della torcida ligure.

Correva l’anno 2014, prima storica stagione in serie B per la neopromossa Virtus Entella, e i supporters biancocelesti decisero di seguire la propria squadra nella gara del “Massimino” contro il Catania. Trasferta lunga ed impegnativa, peraltro di martedì sera, in un turno infrasettimanale del torneo cadetto. Appena in cinque partirono alla volta della Sicilia ed arrivati all’ombra dell’Etna, i supporters dell’Entella andarono incontro ad una brutta esperienza. La totale verità sulla vicenda non è mai venuta fuori, anche perché discordanti furono le versioni riportate in quell’occasione da parte dei supporters etnei e della Questura catanese.

Secondo la ricostruzione degli ultras rossazzurri, i liguri scattarono delle fotografie con i propri vessilli in città, diffondendole poi sul web e rendendole in pochi minuti virali, al punto da scatenare la pronta reazione dei “padroni di casa”. I cinque ragazzi di Chiavari si videro così raggiunti dagli ultras etnei, i quali privarono loro di due pezze (una con su scritto “Rude Boys Entella 1914” e l’altra “Business class”).
Secondo la versione della Questura catanese, invece, due tifosi siculi si resero protagonisti di una vera e propria rapina ai danni di un solo tifoso chiavarese, che si trovava in una ricevitoria di Catania con in spalla il proprio zainetto contenente i vessilli sopracitati. Stando alla ricostruzione della Questura, fu l’accento a tradire il tifoso ligure, avvicinato e poi derubato non soltanto del materiale da stadio, ma pure di alcuni oggetti personali, dai due ragazzi siciliani.
Sulla vicenda, i supporters dell’Entella non hanno mai fornito una loro versione ufficiale, scegliendo la via del silenzio. Tuttavia, quel che è certo è che, al di là di come siano andate le cose, la brutta esperienza in Sicilia segnò la tifoseria ligure, la quale decise di cominciare un nuovo corso: difatti furono messi da parte gli striscioni del “vecchio” direttivo della curva, formato dalle sigle Chiavari 1914 e Gruppo Storico Entella, lasciando spazio al neonato movimento ultras della Gradinata Sud Chiavari. Nelle partite casalinghe, i tifosi biancocelesti espongono lo striscione nero con scritta bianca, sventolando anche un bandierone e qualche bandiera coi colori del club.
A differenza degli anni scorsi, però, è cambiato anche il modus tifandi dello zoccolo duro chiavarese: precedentemente, infatti, i biancocelesti esibivano molti più vessilli sia in casa che in trasferta, mentre oggi preferiscono identificarsi in un unico drappo, quello appunto del direttivo della curva.

Fonte foto: Sportpeople.net

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