di VITTORIO GALIGANI

Le strade di Bollini e della Salernitana si erano separate da tempo. Il caffè degustato dal “magno” nella consueta riflessione del dopo partita aveva da tempo un retrogusto poco gradito. Né dolce né amaro. Acidulo. A lungo attenuato dall’agonismo profuso in campo dalla squadra e da quella striscia di risultati positivi che avevano introdotto i granata nella zona play off. Che avevano “aperto” ai sogni. Asserire che Lotito fosse contento del gioco e delle scelte del suo ex allenatore sarebbe utopia. Impressione, quest’ultima, condivisa anche dal “console” Angelo che, dall’inizio della stagione, mai aveva lesinato concetti critici su certe decisioni tecniche del loquace Alberto.

L’apice del gradimento (se così si può chiamare) si era forse toccato ad Avellino. Una vittoria in rimonta, nella gara più sentita della stagione, “agguantata”, per di più, quando il direttore di gara stava spingendo nel fischietto il respiro del triplice suono finale. Complici l’entusiasmo dei tifosi al ritorno della squadra al Volpe, la speranza di un campionato tra le elette, la possibilità di giocarsi la serie A ai play off.

Bollini è stato tradito oltre che da alcune scelte, ritenute inappropriate in riferimento ai programmi tecnici della Società, anche dalla sua dialettica forbita. Le sue espressioni in puro “tecnichese” non hanno mai convinto più di tanto la proprietà. E neppure l’ambiente a dire il vero. A Lotito, Mezzaroma ed al fidato Fabiani piace più parlare il “calcese”, in un lessico “casereccio”, più comprensibile sia al colto che all’inclita.

L’esonero, specialmente negli ultimi tempi, era più di una semplice sensazione. La mancanza di continuità nei risultati ha fatto precipitare la situazione. L’appropinquarsi al giro di boa del campionato e la prossima riapertura della campagna trasferimenti hanno accelerato il momento della “spallata” definitiva.

Il “magno” questa volta ha pensato in grande. Ha aperto i cordoni della borsa. E’ andato alla ricerca di quanto di meglio offrisse il mercato degli allenatori. La scelta di portare Colantuono sulla panchina dell’Arechi appare, nell’immediato, la più indovinata. La clausola della prelazione, in caso di promozione alla massima serie, una esplicita dichiarazione d’intenti.

Colantuono unisce qualità professionali a temperamento. L’ideale per una piazza come Salerno. Bisogna logicamente lasciarlo lavorare. La squadra andrà inevitabilmente puntellata. L’avvicendamento, come accennavamo sopra, avviene nel momento più propizio. Il giro di boa, il lungo riposo (dal 27 dicembre si riprenderà a giocare il 20 gennaio prossimo), la campagna trasferimenti. Colantuono avrà tutto il tempo per ambientarsi e lavorare sul gruppo. Consigliare, se possibile, sugli eventuali avvicendamenti. Abbiamo spudoratamente  “fatto” il tifo per il suo arrivo in granata. Un motivo in più per unirci anche noi al coro. Forza Salernitana!

Notizie Simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *