Certi amori non finiscono. E ritornano, pure – per dirla alla “Venditti maniera” – se non «fanno giri immensi». Claudio De Rosa aveva fino a qualche ora fa un desiderio. Grande: chiudere la carriera con la Cavese. Missione compiuta: da ieri, infatti, il “re” di Cava de’ Tirreni è tornato a vestire la maglia della squadra della sua città, quella casacca che da sempre ha sentito come una seconda pelle.

Ha lasciato l’Ebolitana, “re Claudio”, squadra che gli ha permesso di “tornare calciatore” dopo il lungo stop della scorsa stagione quando accettò la sfida del campionato d’Eccellenza con il Savoia. Fu proprio lì, nel massimo campionato dilettantistico regionale, che la storia d’amore fra la Cavese e De Rosa esplose in tutta la sua forza. Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, allora era il Città della Cava. Campionato d’Eccellenza 2011-2012, l’aquilotto scompare dai radar del calcio professionistico e riparte “sotto mentite spoglie” dal basso, acquisendo il titolo sportivo del Vis San Giorgio. Nelle mani di Mario Pietropinto, lo stregone di Eboli, c’è una squadra candidata all’immediato salto di categoria in cui viene ripreso De Rosa che, dopo una vita fra serie C e D dopo il debutto nella cantera blu foncé, accetta la sfida di far rinascere la squadra della sua città. Il campionato, però, dirà tutt’altro: trionfa l’Agropoli, superando il Montecorvino. Al Città de la Cava non restano che i playoff. Gli aquilotti sbaragliano la concorrenza nella fase regionale della post-season, passando alla fase nazionale. Dove sale in cattedra “re Claudio”. È proprio lui, infatti, a realizzare il gol promozione sul campo dell’Akragas quando tutto sembrava ormai sfumato.

Tornano i simboli e la denominazione storica ma l’unica costante della “nuova” Cavese è sempre lui. Che nella sua città riesce a trovare una continuità realizzativa degna di un super bomber: 17 gol al primo campionato di D, travagliato per alcuni passaggi societari discussi. Il capolavoro la stagione successiva, dove “re Claudio” diventa leggenda. Facendosi conoscere all’Italia intera. I metelliani provano a lottare per il vertice e dar fastidio al super Savoia che, però, scappa via. All’ultima di campionato succede l’irreparabile: al Lamberti arrivò il Licata. Arrivò per modo di dire: la società siciliana per evitare la radiazione dal torneo si presenta in Campania con un manipolo di ragazzini pescati per strada. Prima della partita, poi, il tecnico Chietti va via e la Cavese scende in campo senza allenatore. Tutto finito? Macché. Basta guardare il risultato finale di quel match: 19-5. Una partita passata agli annali in cui “re Claudio” realizza ben nove gol che, aggiunti ai 21 già realizzati in precedenza, lo fanno arrivare a quota 30 e sorpassare proprio all’ultimo curva il savoiardo Francesco Scarpa per lo scettro dei bomber.

Ventitré reti nel campionato 2013-2014 con una lunga sequela di gol decisivi, altre quattordici nel 2015-2016, prima stagione dell’era Campitiello che si chiuse con la vittoria nei playoff sul campo della Frattese. Beffardo il destino: contro i nerostellati fu l’ultima partita di De Rosa con la sua maglia. E la “nuova vita” con la sua seconda pelle riparte proprio dalla Frattese, primo avversario utile per dare la caccia ai 100 gol (è a quota 97) in campionato. E provare a chiudere la carriera lasciando la Cavese nel calcio professionistico.

Notizie Simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *