di ALESSANDRO MOSCA

Benji Price ha gli occhi di ghiaccio, i tatuaggi e tanta voglia di volare fra i pali. La “nuova” Salernitana targata Stefano Colantuono andata subito a bersaglio sul campo della Virtus Entella non ha messo in vetrina (soltanto) gli uomini del reparto avanzato. Perché il protagonista principe del successo a Chiavari è Marius Adamonis. Il portierino scuola Lazio, infatti, ha parato un rigore a Troiano, bissando la prodezza di fine ottobre sotto la Curva Sud quando, tornato da poche ore dopo la chiamata dell’Under 21 lituana, si esaltò respingendo un penalty a Rosseti dell’Ascoli.
Ma in Liguria Adamonis ha mostrato tutte le qualità del suo repertorio, superandosi in almeno altri tre interventi che hanno permesso al cavalluccio marino di chiudere con la porta inviolata dopo aver subito consecutivamente per 10 gare gol (l’ultima volta, neanche a farlo apposta, fu proprio in quel match con l’Ascoli).
Prestazione che non è passata inosservata ai tifosi. Ma neanche ai suoi compagni di squadra: su Instagram, infatti, Adamonis è stato immortalato in un selfie con Antonio Zito che gli ha “affibbiato” il soprannome del protagonista del cartone animato giapponese che ha tenuto incollati davanti ai teleschermi migliaia di giovani di tutto il mondo.
Una sorpresa, questo ragazzino giunto in punta di piedi quest’estate dalla Lazio, chiamato a fare da 12esimo. Adesso, però, il ruolo di primo portiere difficilmente glielo riuscirà a levare Boris Radunovic, il colpo del mercato dell’estate fermato da un grave infortunio ma anche da qualche imprecisione di troppo (sottolineate, senza troppe remore, dal co-patron Claudio Lotito).
Numeri da capogiro che, intanto, hanno già cancellato una maledizione. Perché, nell’avventura all’ombra del Castello d’Arechi del “pres” e del socio e cognato Marco Mezzaroma, tutti i pipelet giunti dalla “casa madre” non sono riusciti ad imporsi.
Il primo fu Anthony Iannarilli, uno che per la Salernitana c’ha rimesso pure la milza (sul campo del Borgo a Buggiano, campionato di Seconda divisione, nel match che permise alla formazione di Perrone di eguagliare il record di risultati utili consecutivi conseguito qualche anno prima dai granata guidati da Giuliano Sonzogni). Arrivò sotto le “mentite spoglie” del Salerno Calcio, il portiere di Alatri, pronto a diventare simbolo e leader nel neonato sodalizio sportivo. Il campo, però, disse altro: la scomoda regola degli under lo fece scivolare subito in panchina, a vantaggio del carneade Raffaele Sestito. Il campionato successivo la sfortuna lo perseguitò, la sua esperienza in granata si chiuse in sordina.
In Prima divisione, poi, toccò ad Alessandro Berardi, altro prodotto della cantera biancoceleste. Fu un comprimario Berardi che, però, si tolse la soddisfazione di essere il portiere titolare nella cavalcata che condusse la Salernitana di Perrone prima e Gregucci poi al successo nella Coppa Italia di Lega Pro.
Passano gli anni ma non le delusioni. Quella con la D maiuscola. Perché i supporters dell’ippocampo ancora non si spiegano come sia possibile che Thomas Strakosha, adesso, sia il portiere titolare della Lazio pensando al suo rendimento a Salerno. L’anno del ritorno in serie B, infatti, il numero uno albanese ne combinò di tutti i colori, pagando anche la pessima gestione del dualismo con Pietro Terracciano del tecnico Vincenzo Torrente. Una meteora che, poi, in massima serie è riuscita a trovare la sua dimensione, dimostrandosi uno specialista di grande affidamento.
La maledizione biancoceleste, adesso, è stata spazzata via da Marius Adamonis. Anzi, da Benji Price…

 

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