babbo natale

a cura di SABRINA SICA

Caro Babbo Natale,

sono Simone. Ho 6 anni e perdona gli errori grammaticali, ma faccio solo la prima elementare. Sono stato bravo, ho provato a non fare arrabbiare mamma e papà. Anche se loro a volte sono così distratti dal cellulare che neanche se ne accorgono se faccio qualche marachella.

Sotto l’albero mi piacerebbe trovare un fratellino, la sorellina arrivata qualche mese fa non mi piace molto. Mi piacerebbe avere un compagno di giochi, un bambino buono come me. Non come Marco, il mio compagno di banco, che mi prende in giro perché ho le orecchie a sventola. Non posso tagliarle, ma lui non capisce e continua a chiamarmi “Dumbo”. Forse accanto alla play station e al fratellino, mi piacerebbe trovare un paio di orecchie nuove. Sarebbe bello poter tornare a scuola ed essere chiamato semplicemente Simone.

Caro Babbo Natale,

sono Giulia. Ho troppi desideri, tutti insieme non riusciranno ad entrare in questa letterina. A 18 anni è normale avere tutta questa grinta, almeno così mi dice mamma. Sogno di diventare una cantante, la musica è tutta la mia vita. Quando canto riesco a far venir fuori la parte migliore di me, senza filtri. Non mi vergogno più dei chili di troppo, mi sento bella.

Sono una ragazza fortunata, e mi piacerebbe che tu pensassi per questo Natale a chi invece si trova a fare i conti con il dolore e la sofferenza. Io, alla Santa Messa di questa notte canterò per loro. Prova a fare qualcosa anche tu.

Caro Babbo Natale,

sono Sofia. Sono stanca, di credere a domani. A chi devo credere, ma soprattutto a cosa? Riesci a spiegarmelo tu? Per questo Natale vorrei delle risposte, concrete. Vorrei che i mie sforzi venissero capiti, e poi magari ripagati. Vorrei essere ascoltata, un posto in grado di abbracciarmi non di respingermi. Lo scorso anno, sotto l’albero ho trovato una valigia. Una valigia grande, che ho riempito di insicurezze e paure. Sono andata via da qui, per inseguire un lavoro. Per trovare dignità.

Oggi ti scrivo mentre sono in treno, faccio la commessa e la mia laurea e appesa proprio sull’alberello che illuminerà il nostro cenone della Vigilia. Non perdo il sorriso, quello lo tengo stretto. Ho 25 anni, e questo mondo che non vuole darmi opportunità voglio mangiarmelo a colazione.

Caro Babbo Natale,

dove sei  finito? Sono Giorgio, e sono disperato. Dopo anni passati a lavorare senza sosta, il peso dei debiti ha schiacciato la mia azienda. Ci ho provato a tenere duro, a non piegar la testa ai prestiti che poi non ti togli più di torno.

Non so cosa chiedere, non so a chi chiedere. Vorrei la forza di reagire, di riuscire ad accarezzare i miei figli senza sentirmi in colpa. A 45 anni è difficile ricominciare, il lavoro manca per tutti e figurati per un “ormai vecchio” come dicono tutti.

Caro Babbo Natale,

essere madre è stato il regalo più bello che potessi ricevere. I miei 3 figli sono la mia forza, la mia ragione di vita. Sono la parte migliore di me. Ho 54 anni, e adesso che sto per diventare nonna sento e vedo scorrere veloci tutta la nostra vita.

Andrea, sarà padre. E sua moglie Marta una madre speciale.

Francesca, la mia piccola Francesca, riuscirà a trovare la sua serenità. Ne sono sicura. E Alberto, fragile e immenso, cosa sarà di lui? Riuscirà mai la nostra società ad accettare quella cosa che chiamano “diversità”? Oggi ti scrivo per lui, dagli la forza. Di non temere, di amare senza vergognarsi mai.

Caro Babbo Natale,

questa potrebbe essere la nostra ultima letterina. Quante parole ci siamo passati. Il mio tempo è ormai stato, a 84 anni non posso chiederti più grandi cose. Grazie, per quello che è stato. E quello che sarà. Sono un nonnino fortunato, circondato dall’amore della mia famiglia. Ho la gioia nel cuore, tutte le volte che guardo le persone che ho accanto.

Ho la gioia nel cuore quando vedo il piccolo Giovanni, si chiama proprio come me, che con tenacia affronta ospedali e dottori. È piccolo, ma ha già un bagaglio colmo. Io provo a proteggerlo, con lo sguardo. Attraverso la preghiera. Con tutto il mio amore. Non sempre è facile, vederlo indifeso mi uccide. Giorno dopo giorno. Donagli una vita ricca, colma. Forte. Giovanni deve poter correre senza paura, senza timori. Tu che puoi, ascoltami.

Caro Babbo,

quante storie. Quanti percorsi. Quanti sogni da custodire, proteggere. Quante sfide e quante domande in cerca di risposta. Il sorriso e la forza, la grinta e la caparbietà di non lasciarsi andare.

Caro Babbo,

grazie. Noi continuiamo a guardare il cielo, con il naso all’insù. Ci vediamo presto, e copriti. Anche qui da noi fa molto freddo!

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