di FRANCESCO CACCIATORE*

Passato il Natale, l’amministrazione salernitana ha potuto brindare per festeggiare non soltanto la nascita del Salvatore, ma anche per il successo del “piano di sicurezza straordinario” scaturito dalle polemiche anteriori alla Vigilia. Il sindaco Napoli in persona si è premurato di diffondere una lettere titolata “Salerno, Natale dell’allegria e della serenità”, nella quale ha menzionato la “sicurezza, serenità, rispetto del decoro urbano” che hanno caratterizzato la giornata del 24 (leggi qui).

Chi ha seguito questa vicenda ricorderà che l’ordinanza emanata dal Comune vietava tassativamente la musica all’esterno dei locali, con l’eccezione di esibizioni dal vivo, ma solo se queste utilizzavano strumenti acustici. Alla base dell’iniziativa le proteste di alcuni esponenti cittadini, capeggiati dal consigliere comunale Corrado Naddeo. Due le critiche principali rivolte allo svolgimento dei due giorni di vigilia, Natale e Capodanno, negli scorsi anni: il danneggiamento del decoro pubblico, con “luoghi belli e delicati letteralmente sommersi dai rifiuti”, e l’assunzione indiscriminata di alcol, anche tra i giovanissimi.

Dunque, questo lungo preambolo (che spero mi perdonerete), serviva ad arrivare a una piccola constatazione. Il 24 dicembre, tornando a casa verso le otto di sera, ho catturato due immagini che ritengo giusto condividere. La prima, sull’elegante corso cittadino, a pochi metri dall’albero, ritrae le condizioni di un luogo “bello e delicato”.

La seconda, poco più in alto, all’altezza del “trincerone”, immortala il momento in cui un giovanissimo, in evidente stato di eccesso etilico, viene fatto salire su un’ambulanza.

Pare, dunque, che sia il degrado pubblico che l’abuso di alcol abbiano poco o nulla a che vedere con la musica che il censore ha voluto prendere di mira. Al di là dei due episodi riportati, chiunque fosse in strada alla Vigilia può testimoniare che poco cambiava rispetto agli anni passati, di certo non il consumo di bevande alcoliche, né le condizioni delle strade, né il numero di persone presenti, che anzi quest’anno ha fatto registrare un nuovo picco.

È legittimo allora chiedersi a cosa sia servito il giro di vite contro la musica. La risposta è, che come tante altre iniziative dell’amministrazione comunale, è stata una battaglia contro i mulini a vento, uno spreco di tempo ed energie, che sarebbero potuti essere meglio indirizzati in un approccio “positivo” anziché “negativo”. Per esempio, si sarebbero potute investire risorse nel rendere attrattive zone alternative della città, oltre il solito centro, per far diluire di più il flusso di persone, diminuendo così i rischi per la sicurezza. Si sarebbero potute organizzare attività, concerti, perfino i tanto temuti dj-set, il tutto controllato e gestito dal Comune. Insomma, tutto si sarebbe potuto fare, tranne che spegnere la musica.

Ritengo che questa polemica abbia fatto ormai il suo corso. Questa non voleva essere che una constatazione, amara, di quanto ho scritto più volte in questa rubrica: a Salerno l’apparire conta più dell’essere, sia quando si tratta di accendere luci abbaglianti che distolgano l’attenzione dai problemi reali, sia, come in questo caso, quando bisogna inventarsi un problema inesistente, per raccogliere consensi e continuare a proiettare un’immagine di sicurezza e benessere che, ormai, è sempre più distante dalla realtà.

*storico, ricercatore, giornalista e scrittore freelance

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