Ciro “l’Immortale” è morto davvero. L’ha detto Leonardo Fasoli, story editor di Gomorra (fa parte del gruppo di autori con Stefano Bises, Roberto Saviano, Maddalena Ravagli e Ludovica Rampoldi), nei giorni scorsi al quotidiano “la Repubblica”, ponendo fine anche alle ultime speranze dei fans dell’attore Marco D’Amore e del personaggio da lui interpretato nella seguitissima Serie Tv in onda su Sky e che ha appena visto calare il sipario sulla terza stagione.

«Vi spiego perché è finita come non volevate», è il titolo dell’intervista a firma di Alessandra Vitali in cui Fasoli chiarisce: «Abbiamo fatto un patto narrativo, non guardare in faccia a nessuno. Raccontiamo una guerra, non ci si può sentire al sicuro. Che dire allora di Attilio, che era protagonista insieme a Ciro e lo abbiamo fatto morire subito nella prima stagione, o di donna Imma, un personaggio importante che tutti amavano e che la logica di quando costruisci una serie consiglierebbe di tenere in vita. È una scelta narrativa. È la storia di una guerra permanente dove nessuno è mai sicuro di poter sopravvivere. Certo, paghi un prezzo, ma lo avevamo già messo in conto quando avevamo fatto morire Conte, che era un bellissimo personaggio».

Nel caso specifico di Ciro “l’Immortale”, freddato al termine di questa terza stagione da un colpo di pistola ravvicinato sparato da Genny Savastano, l’autore stronca sul nascere le “speranze” di chi ha interpretato le bollicine d’acque, mentre il corpo affonda nel mare di Napoli, come un possibile segnale di vita: «No, noi non facciamo quei trucchi tipici delle serie molto lunghe, dove ci sono personaggi che muoiono e poi rispuntano. Semmai lo dichiariamo subito, com’è stato per Genny che si pensava morto e del quale invece venne inquadrata la mano che si muoveva». Insomma, Gomorra 4 ci sarà, ma senza “Ciruzzo”.

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