di DARIO CIOFFI

Il giorno della verità. A mezzanotte di oggi scade il termine per presentare le candidature alla presidenza della Federcalcio. Per ora gli aspiranti già in campo sono tre: Cosimo Sibilia per la Lega Nazionale Dilettanti, Gabriele Gravina per la serie C e Damiano Tommasi per l’Assocalciatori. Cosa farà Claudio Lotito? Dipende tutto da lui. Il patron di Lazio e Salernitana è (ancora una volta) la figura chiave, l’uomo decisivo. Ieri a Roma, piombando all’assemblea della Lnd (a seguire le foto), ha ribadito d’avere il sostegno di 12 società su 20 della Lega di A, e questa maggioranza gli basta per presentarsi. E per “spaccare” lo scenario.

Realisticamente, già in ottica elezioni del 29 gennaio, è difficilissimo che Lotito diventi presidente della Figc. Perché sarebbe incompatibile a tutto. Assai più probabile, invece, che rientri nel Consiglio federale dalla porta principale, magari accomodandosi sulla poltrona di vicepresidente vicario. Il patron di Lazio e Salernitana è stato il protagonista assoluto delle consultazioni pre-elettorali per la scelta del successore di Carlo Tavecchio. Era nella “commissione di saggi” che rappresentava la serie A con Urbano Cairo (Toro), Beppe Marotta (Juventus) e Marco Fassone (Milan) e anche lì ha scavato un solco. «Non mi sono candidato, sono stato indicato da 12 club», ha detto.

Diventasse numero uno della Federcalcio, nello spazio d’un mattino dovrebbe lasciare proprietà e presidenza della Lazio, oltre alla partecipazione al 50% che ha nella Salernitana tramite la sua Omnia Service One. E allora la sua mossa, raccontano i muri, sarebbe soltanto un “diversivo” sulle basi d’una trattativa più complessa. Probabilmente con Cosimo Sibilia, senatore avellinese attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti e già presidente del Coni Campania, per il quale incassare il sostegno di Lotito significherebbe chiudere la partita elettorale: la “sua” Lnd vale il 34%, la serie A il 12%, a ruota ci sarebbe la B presieduta da Mauro Balata con il 5%. Siamo già al 51%. Ergo, vittoria. Scongiurando così il fantasma del commissariamento che era stato temuto e in passato “suggerito” dal numero uno del Coni, Giovanni Malagò.

Insomma, la linea del “magno” Claudio sembra chiara. E l’eco delle sue grandi manovre sull’asse Milano-Roma arriva forte pure a Salerno, dove il multi-patron quest’anno ha cominciato a parlare di programmi di serie A, consapevole di non poter restare dov’è (in granata) se raggiungesse quest’obiettivo e che al momento la stessa incompatibilità si porrebbe pure per il socio e cognato Marco Mezzaroma, per l’ostacolo (anche) delle parentele fino al quarto grado cui si fa riferimento nelle Norme federali. Magari, se Lotito tornasse nel Palazzo, si “rimetterebbe mano” pure alle famigerate Noif. Ma questi sono discorsi futuri. Che oggi, nella confusione che regna nel calcio italiano, sono difficili pure da immaginare.

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