L’auditorium è gremito. E quand’è così, è già un grande risultato. A quel punto, però, subentra un (altro) rischio. Se qualcosa va storto, hai centinaia di persone cui dover spiegare che l’imprevisto, la sfortuna o l’emozione son cose che possono capitare in qualsiasi teatro. Però l’imprevisto, la sfortuna o l’emozione possono esser governate se a monte c’è un lavoro fatto di passione e professionalità, con la cura d’ogni dettaglio, la voglia di regalare e regalarsi qualcosa d’importante.

La chiave del successo di “Terapia di gruppo”, lo spettacolo teatrale scritto da Paolo Di Mauro con la regia di Antonio Coppola, andato in scena sabato scorso all’Itc Della Corte di Cava de’ Tirreni, è tutta lì. In una preparazione minuziosa, in una sceneggiatura brillante, avvincente e mai banale pur ispirandosi alla nostra quotidianità spicciola, rafforzata e accompagnata da un’interpretazione di grande impatto da parte degli attori, in ogni singolo personaggio.

Quattro amici sui trent’anni che si riuniscono per una terapia di gruppo, raccontando se stessi o meglio ciò che gli fa comodo, oppure “meno male”. Omettendo le verità più impietose e ignorando la “miseria” che ciascuno vive, però forse a volte pure le speranze e le possibilità inconsciamente precluse. Prima che l’ingresso in scena di due donne rompa gli schemi. E le finzioni.

Delineando così le storie reali d’ognuno. Armando, “l’artistoide” interpretato da Antonio Coppola – nel duplice ruolo d’attore e regista – che “campa” ancora con mamma e papà. Duilio (Matteo Rinaldi), l’imprenditore di poche parole con la giacchetta e il sigaro tra le mani che al tempo della crisi ha scoperto ch’è più facile far soldi illegalmente e nasconde pure un altro segreto se possibile peggiore. Manolo (Guido Mastroianni), il giornalista da 12 ore al giorno di lavoro per 300 euro al mese che dice di voler sposare Marika (Germana Di Marino) prima di presentarla agli amici e darle pubblicamente della «zoccola». Infine Felice (Mario De Caro), un informatico stanco delle tasse imposte dallo Stato e della moglie Valeria (Simona Fasano), il pessimista che sul finire della commedia fa la scoperta più dolorosa.

Sceneggiatore e regista avevano presentato “Terapia di gruppo” con un duplice auspicio: «Speriamo faccia sorridere e riflettere». Hanno raggiunto entrambi gli obiettivi. Ne avevano però omesso un terzo: gli applausi. Ce ne son stati tanti. E quelli non sono mai un regalo, ma una conquista…

DARCIO

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