di DARIO CIOFFI

Tutto sta a cominciare. «Le famiglie all’inizio sono un po’ scettiche. Bisogna esser brasi a farle avvicinare. Perché il difficile è convincerle. Poi, una volta coinvolto il bambino nel gioco, il resto vien da sé. E sai che non smetterà più». Il “gioco” è il triathlon e chi lo racconta è Enzo Fasano, un salernitano doc trapiantato a Livorno. Dal 2000 il lavoro l’ha fatto emigrare in Toscana e lì, oltre al tesserino da finanziere, s’è portato pure la sua passione per lo sport. Fuori servizio? Dentro l’acqua. Però siccome il nuoto, che aveva cominciato a praticare sin da piccolo e con ottimi risultati a Salerno, non gli bastava, ha deciso di specializzarsi nell’attività multidisciplinare che coniuga bracciate, pedalate e corsa.

È una delle “fatiche” più grandi che l’agonismo conosca se si pensa all’Ironman, famigerata distanza anche detta “super lungo” nel triathlon, la “gara infinita” da 3,86 chilometri di nuoto, 180 in bicicletta e finale con la maratona sui 42 chilometri. «Arrivare al traguardo dell’Ironman è già una vittoria, un’emozione, un’impresa. Io so cosa vuol dire e faccio persino fatica a spiegarlo. Eppure, il nostro sport è anche molto altro», le parole di Fasano che, dopo un’esperienza a Lucca, da qualche anno allena il Nuoto Livorno Triathlon.

Si occupa principalmente di bambini, e siccome, oltre a esser papà a casa sua, la cosa gli riesce molto bene, da un lustro è pure responsabile regionale dell’attività giovanile per la Toscana. «Quando ho cominciato quest’avventura per il Comitato c’erano 10 bimbi. Adesso sono oltre 200. Perché il progetto cresce, lo sport si sta diffondendo e io sono felice di dare il mio contributo allo sviluppo d’una specialità che ha smesso di “spaventare” i genitori», sorride il tecnico. Argomentando nel dettaglio: «Noi cominciamo con la categoria Mini Cuccioli, bimbi di 6 e 7 anni. Per loro il triathlon è un giochino. Si cimentano in 25 metri di nuoto, 250 in bici e 100 di corsa. Sapete qual è la fase di gara che fa la differenza? La velocità nell’infilarsi le scarpe e allacciarsi il casco. Le prove dei Cuccioli, tra gli 8 e i 9 anni, non durano più di tre minuti. Insomma, nulla di “disumano”. Né roba da “esauriti”».

Sul sottile filo della sana ironia, ripercorrendo una carriera ricca di successi e sempre in divenire. Fasano ha “scoperto” lo sport multidisciplinare a 22 anni. «Ero ancora a Salerno. Giampiero Russo è stato il primo a praticarlo, mi ha coinvolto e con il Circolo Canottieri Irno abbiamo avviato il movimento nella nostra città alla fine degli anni Novanta. È stato un po’ complicato, c’era da costruire, ma poi il lavoro mi ha portato in Toscana. Ora, comunque, anche in Campania le cose vanno molto bene». Prima del triathlon, però, Enzo, prodotto della Rari Nantes, era stato protagonista nella Nazionale giovanile di nuoto per salvamento. Dopo Ladislao Palumbo, il “delfino-campione” scomparso qualche giorno fa, è stato tra i pochi azzurri delle vasche salernitane se s’esclude la pallanuoto. Ma Fasano è stato pure preparatore atletico del Livorno Calcio. «Un’esperienza bellissima, quella con il club amaranto. Parliamo di mondi molto diversi, ovviamente. Lì girano soldi, qui invece tutto si fa soltanto per passione, dedizione, puro amore per lo sport. Ed è per questo, forse, che il triathlon e altre discipline olimpiche in Italia non hanno ancora espresso il massimo del loro potenziale: manca chi sacrifica tempo e famiglia per rincorrere un sogno che dà al massimo una grande soddisfazione morale».

A proposito di sogni, quello di Enzo è «allenare, un giorno, la Nazionale giovanile». E tornare a Salerno? «Sarebbe bello, chissà se e quando sarà possibile», magari assieme al fratello, Walter Fasano, allenatore di serie A2 di pallanuoto a Padova: «In comune abbiamo un carattere forte. Sappiamo farci capire dall’atleta, grande o piccolo che sia. Magari, a primo impatto, possiamo dar l’idea d’avere con i nostri ragazzi rapporti quasi “conflittuali”, perché siamo entrambi molto veraci. Poi, invece, si sviluppa una grande complicità, che fa nascere feeling speciali». Anche qui, evidentemente, tutto sta a cominciare…

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