di DARIO CIOFFI

È (sempre) una questione d’aspettative. Chi era sicuro che Colantuono accettasse la Salernitana a patto che al suo arrivo seguissero a ruota rinforzi da serie A ci è rimasto male. Perché l’evidenza, al tramonto del lungo mese invernale di calciomercato, ha detto altro. Evidentemente anche l’esperto e blasonato tecnico scelto come surroga di Bollini ha accettato la realtà. E proverà ad agire di conseguenza.

Fuori dall’equivoco: Colantuono voleva almeno un centrocampista, che non è arrivato, e forse pure un altro attaccante (quel “forse” potrebbe esser superfluo). Poi chiedeva di sfoltire, e s’è fatto in parte, perché alla fine della fiera (dei sogni non realizzati) i vari Asmah, Della Rocca e Rosina (che meriterebbe sempre un capitolo a parte) sono ancora calciatori granata e ci resteranno sino al termine della stagione. Con quali prospettive? I cambi di rotta sono possibili e il destino di nessuno è segnato: lo insegnano Mantovani, Schiavi e più di recente Zito. Da esuberi a titolari a volte il passo può esser breve. Chissà stavolta…

Sono andati via altri “esuberi”, tra cui due elementi, Rodriguez e Alex, che nella gestione Bollini son stati per parte del cammino inamovibili. Sono arrivati tre calciatori di buona affidabilità, in linea con un progetto di medio-alta ambizione (a vederla così, più media che alta), perché Palombi è una bella realtà, Casasola ha già fatto un po’ di B e Monaco a Perugia giocava con continuità. Il problema è che alcune falle non son state colmate e che il ragionevole dubbio figlio di cinque mesi di campionato rimane irrisolto: riuscirà, così com’è, la Salernitana ad andare oltre il suo limite?

La sensazione, del resto, è ormai palese in tutti. La squadra del cavalluccio marino alterna buone cose a vuoti spaventosi. Fin dall’alba della stagione. Prima partiva piano e rimontava nell’ultimo quarto d’ora, ora dà l’illusione di comandare le partite e poi buca la ruota quando già vede il traguardo. E la classifica di oggi, che la “relega” nella terra di mezzo della serie B, è specchio che non mente del suo rendimento, del suo potenziale e delle sue difficoltà.

Si poteva fare di più. E meglio. In estate, anzitutto, visto che quasi tutti gli innesti di luglio e agosto son durati metà campionato e adesso cercheranno fortuna altrove. È un dato oggettivo e su cui riflettere, che Fabiani ha già in parte “scaricato” sul «precedente allenatore che aveva chiesto più elementi». Il ds ha difeso il suo mercato parlando d’un’offerta milionaria rifiutata per Sprocati, di tanti “assalti” respinti per Bocalon, della certezza d’aver rinforzato e non indebolito la squadra. Probabilmente la verità è nel mezzo, e cioè che la Salernitana, almeno in valore assoluto, sia rimasta più o meno la stessa. «Il campo dirà», ha chiosato il direttore sportivo. E allora non resta che attenderlo, e scoprirlo, il giudizio del tribunale supremo del pallone.

Di fatto passa il messaggio che proprietà e dirigenza siano convinte che anche così com’è – e d’ora in avanti non potrà cambiar più – la formazione granata sia capace d’ambire alla zona playoff, ch’è il vero, reale e unico obiettivo di questa stagione come – in questo caso sì – la scelta di Colantuono testimonia (ché per la salvezza sarebbe bastato e avanzato Bollini). Il nuovo tecnico, probabilmente, s’è unito al coro dei patron. Lotito, che porta addosso l’etichetta d’uomo «ovunque» ma che proprio al calciomercato milanese non si vede mai, se n’è stato sfilato, tra impegni della Lazio, consultazioni a vuoto per la Federcalcio e candidatura concretizzatasi per le Politiche con benedizione di Berlusconi, mentre Mezzaroma ha fin dal primo giorno parlato d’«organico già al completo».

Il tempo racconterà chi aveva ragione. Nel mentre, l’umore popolare viaggia sullo scettico andante. E in una tifoseria così appassionata da litigare ogni giorno sulla dicotomia di pareri, si riaccende il dibattito tra i profeti della «salvezza e basta» annunciata come sacrificio sull’altare delle Noif e gli inguaribili ottimisti per i quali anche una bella mattinata invernale di sole è merito d’«una proprietà solida». Però in comune, per tutti, c’è sempre la Salernitana. Quanto sarebbero felici, gli apocalittici, d’ammettere la “cantonata” e dire tra quattro mesi che s’erano sbagliati di brutto…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *