di STEFANO MASUCCI

Una cosa è certa, la prima serata della 68^ edizione del Festival di Sanremo non passerà alla storia come la kermesse all’insegna della giovinezza. Ed è un peccato, perché al dispetto delle aspettative (ereditare il testimone da Carlo Conti non era certo impresa facile), il trio alla conduzione, ad eccezione di qualche impaccio di un Claudio Baglioni a tratti troppo formale e ingessato, non è certo dispiaciuto. Bravi insomma, pur senza strabiliare Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino, bravissimo Fiorello, molto meno i cantanti in gara, eccezion fatta per qualche artista. Ma vediamo nel dettaglio chi finisce tra i promossi e chi invece dietro la lavagna.

I TOP

Ornella Vanoni (con Bungaro e Pacifico): Vero, anche lei non è più giovanissima (83 anni, sì ottantatrè), ma forse l’insolito trio rappresenta senz’altro la sorpresa più grande della prima serata. Piace la canzone “Imparare ad amarsi”, anche il testo, ad opera dello stesso Bungaro, cantautore e autore di innumerevoli canzoni per altri artisti. Testo elegante, performance pure. Probabile outsider verso il podio.

Ron: Portare una canzone di Lucio Dalla sul palco dell’Ariston è onere o onore non da poco. Testo e musica tipicamente “dalliani”, il che rappresenta solo un valore aggiunto. Esibizione fedele e vicina al buon Lucio, altra canzone che viaggerà spedita verso la parte alta della classifica, mentre la quota per la sua vittoria scende vertiginosamente ora dopo ora. “Almeno pensami” farà sicuramente parlare di sè…

Fiorello: Beh, è lui ad aprire il Festival, è lui ad alzare il ritmo nelle prime battute, è lui a strappare le prime (e speriamo non uniche) risate della kermesse. Nessuna sorpresa, che fosse un numero uno era cosa già nota a tutti. W Fiore!

The Jackal: Prima il video nel pomeriggio che ha fatto impazzire il web al grido di “Gnigni“, poi il commento live sui social. Dissacranti, spontanei, divertenti, in pochi anni sono entrano nell’immaginario collettivo come il giusto (e necessario) contorno per riuscire a “sorbirsi” quattro ore e più di diretta televisiva. FENOMENI.

Max Gazzè: Anche se fosse solo per l’originalità della canzone. “La leggenda di Cristalda e Pizzomunnno“, ispirata a una leggenda pugliese, quella del marinaio che innamorato della sua Cristalda resiste alle lusinghe delle sirene e per vendetta viene trasformato in pietra (Pizzomunno, sulla spiaggia di Vieste). Insomma che dire, ricercatezza difficile da reperire in giro, niente banalità, adattamento fiabesco che ci fa perdonare a occhi chiusi un’interpretazione vocale di certo non impeccabile. Cantautore troppo sottovalutato.

 

FLOP:

Ermal Meta e Fabrizio Moro: Sono favoriti per la vittoria finale, ma la loro canzone ci sembra troppo “paracula”. La loro “Non mi avete fatto niente”, ispirata ai recenti attentati terroristici degli ultimi anni delude, nonostante il tema nobile che sfocia senza mezzi termini troppo banalmente nella retorica. Un gran peccato, perché da soli entrambi avevano fatto in passato una gran bella figura sul quel palco.

Luca Barbarossa: “Passame er sale” sembra una canzone sfornata da qualche stornello di Mannarino. Il passaggio al dialetto romano non giova per niente, scelta troppo azzardata che non riesce a ringiovanire l’idea dell’autore da anni ormai impegnato più con la Nazionale cantanti che su un palco.

I Pooh (separati): Roby Facchinetti e Riccardo Fogli fanno la pace, Red Canzian si presenta da solo dopo lo scioglimento della band. Risultato? Pessimo. E pensare che a Francesco Facchinetti non è bastato presentarsi sul palco con il figlio, all’epoca Dj Francesco. Insomma, le reunion non fanno per lui.

Lo Stato Sociale: chi vi scrive ama l’indie, ma come temeva subito dopo aver appreso della loro partecipazione al Festival di Sanremo in un mezzo disastro si è convinto appena finita l’esibizione. Provate a spiegare a una madre, una zia o una nonna cos’è l’indie, e poi ne riparliamo. Una sconfitta per tutti, non salva capra e cavoli nemmeno “la vecchia che balla“, che ricorda molto la scimmia di Gabbani che appena un anno fa si dimenava sul palco. Nessuna originalità e tanta scena a dispetto di pochissima sostanza, nonostante l’euforia del pubblico dell’Ariston.

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