Riscrivere una vera tragedia e rappresentarla su un palcoscenico per non dimenticare. Provando, grazie al contributo di chi raccontò quella drammatica domenica di morte, a dare una seconda vita a tante giovani donne che, per scappare dal loro inferno, hanno trovato la morte. Il 5 novembre del 2017 resterà una data nera per Salerno e l’intero mondo occidentale. Una domenica triste in cui la città d’Arechi divenne l’ultimo porto per 26 ragazze nigeriane, giunte senza vita al molo 3 Gennaio dello scalo commerciale a bordo della nave spagnola Cantabria dopo essere state recuperate qualche giorno prima nel Canale di Sicilia (leggi qui il ricordo della tragedia)

Uno dei fatti di cronaca più dolorosi dello scorso anno si trasforma, grazie a un’idea della giornalista Concita De Luca, in un progetto innovativo e inedito di teatro civile. Nasce così “26 – Come in mare così in Terra”, lo spettacolo che andrà in scena il prossimo 8 marzo, nel giorno della festa delle donne, sul palco del teatro Augusteo di Salerno. Una data non causale, scelta per riportare agli onori delle cronache qualcosa che fu difficile da narrare anche per chi, sul web e sulla carta stampata come in radio o in televisione, fu chiamato a riportare un evento così tragicamente straordinario.

Adesso tante firme storiche dell’informazione salernitana riscrivono quella tragedia, raccontando in brevi monologhi le storie di quelle giovani morte nel viaggio della loro rinascita, rappresentate da 26 giornaliste così da creare un “collettivo” pronto a portare avanti una nobile iniziativa, promossa dall’Ordine dei Giornalisti della Campania che ha trovato la collaborazione e il patrocinio del Comune di Salerno e il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana.

«Abbandonata per un attimo la logica della cronaca, i giornalisti salernitani hanno idealmente adottato le 26 ragazze morte annegate per provare a dar loro “nuova vita” e consegnare, con la forza delle proprie penne, i loro immaginari sogni o pensieri. Sul palco, ventisei giornaliste salernitane presteranno la voce ai monologhi scritti da altrettante firme, tra colleghe e colleghi. Filo conduttore dello spettacolo, tra una lettura e l’altra, il monologo di una madre che racconterà il “viaggio” della figlia dal suo particolare punto di vista, mentre il testamento ideale dell’opera è affidato, sul finale, alla “voce della giustizia”, gentilmente prestata sul palco da Matteo Casale, già Presidente della Corte di Appello di Salerno», si legge nel comunicato che annuncia lo spettacolo – la presentazione si terrà mercoledì prossimo alle 10 al Comune di Salerno – che vedrà anche la partecipazione di dieci danzatori – Antonello Apicella, Cristian Cianciulli, Daniele Sessa, Dario Ferrara, Gea Faye, Giorgio Loffredo, Nicol Memoli, Nunzia Prisco, Pierfrancesco Vicinanza, Sara Mazzamurro, Simone Liguori, Vincenzo Barletta – e la collaborazione gratuita di Carla Avarista (consulenza teatrale), Annarita Pasculli (coreografie), Annalisa Di Matteo (aiuto coreografa), Antonella Iannone (consulenza artistica), Max Maffia (musiche originali), The Empty Daybox (formazione in scena), Danilo Gloriante (violino), Lamin Ceesay (voce). L’immagine scelta per presentare l’iniziativa è stata messa a disposizione dall’artista Olga Marciano ed è tratta da un suo dipinto mentre il progetto grafico è di Enzo Figliolia.

Raccontare per non dimenticare. E lasciare un segno, concreto, della propria azione: nel corso della serata, infatti, sarà avviata una raccolta fondi a sostegno dello sportello di ascolto – centro Antiviolenza di Genere “Artemisia” dell’ospedale Ruggi di Salerno. Un gesto nobilissimo nel segno delle storie di 26 ragazze che a Salerno hanno trovato la pace eterna.

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