Le ragioni degli ultras arrivano a Palazzo. Nella mattinata di ieri, presso il Comune di Napoli, si è riunita la Commissione consiliare permanente allo Sport e Patrimonio, per discutere dei continui divieti comminati alla tifoseria partenopea e non solo. In particolare dopo la trasferta di Cagliari negata ai napoletani (sia quelli provvisti di Supporter Card che i “non tesserati”), i tifosi azzurri hanno gridato al complotto, ritenendo assolutamente ingiusta e fuori luogo la decisione di vietare il match contro i rossoblu. Nella partita d’andata, infatti, i cagliaritani presero regolarmente parte alla contesa e, al di là dei soliti sfottò di rito tra due tifoserie che non si sono mai amate, al San Paolo filò tutto liscio. Da specificare, inoltre, che a Napoli la trasferta fu concessa finanche ai cagliaritani non possessori di Tessera, ulteriore segnale che nella settimana che ha preceduto il match della Sardegna Arena, non lasciava minimamente presagire alcun divieto. A tal proposito, dunque, a difesa dei cittadini e dei tifosi, si è inserita la richiesta dei tre legali, gli avvocati Emilio Coppola, Lorenzo Contucci e Giovanni Adami, sempre molto attenti alle dinamiche del mondo del tifo.

Nell’incontro svoltosi ieri mattina nel capoluogo partenopeo, si è discusso delle scelte prese nei confronti dei tifosi azzurri, spesso vittime di una vera e propria discriminazione territoriale. L’avvocato Coppola, infatti, ha relazionato circa i soprusi che l’intero pubblico napoletano ha subito nel corso di questi anni, ponendo l’accento sulla scorretta applicazione del Protocollo d’intesa. In maniera provocatoria, il legale campano ha chiesto alle istituzioni cittadine di cambiare la residenza a tutti i tifosi che intendono seguire il Napoli in trasferta, cominciando da San Gennaro, il Patrono della città che, come riportato da Coppola tramite la propria pagina web, “ha il diritto di godersi uno spettacolo come quello di Cagliari“.

E’ stato anche mostrato un volantino con la carta d’identità raffigurante un’immagine del vescovo e martire cristiano, con la frase “Vuoi seguire la squadra della tua città? Più dell’appartenenza, conta il comune di residenza”. Con questo dibattito, si è voluta rimarcare l’ingiustificata ed eccessiva repressione che attanaglia settimanalmente i tifosi di calcio, di qualunque categoria e regione, facendo riflettere nel caso specifico sui tifosi azzurri.
Proprio dopo il divieto imposto per Cagliari-Napoli, gli ultras appartenenti alla Curva A, che da quest’anno hanno anche sottoscritto la Tessera del Tifoso per viaggiare al fianco della squadra di Sarri, hanno gridato al complotto, esprimendo tutta la propria amarezza in una nota ufficiale.
Nel comunicato diffuso sul web, gli ultras azzurri parlarono di “immotivato divieto in una partita fondamentale per lo scudetto“, anticipando anche un’altra interdizione che, a detta della Curva A, sicuramente sarà posta nei loro confronti, ovvero nello scontro diretto con la Juventus allo Stadium di Torino. “Siamo stanchi di questa bufala nella quale i preposti all’ordine pubblico non sono in grado di mettere in atto un piano sicurezza per poco più di 100 persone che avrebbero seguito il Napoli in terra sarda!“, tuonarono ancora gli ultras azzurri, che a malincuore non hanno potuto seguire la propria squadra. Nel settore ospiti della Sardegna Arena, però, nei primi minuti del match disputato lunedì sera, fu esposto uno striscione con su scritto “No al razzismo territoriale“, dai pochi tifosi di fede azzurra non residenti in Campania. Segnali forti, per dare un “calcio al razzismo”, che stavolta non vede i tifosi delle curve come protagonisti, bensì come vittime.

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