di VITTORIO GALIGANI

Una striscia di risultati negativi, quella della Salernitana, che allarma non poco. Tanto i fedelissimi supporter del cavalluccio, quanto gli addetti ai lavori. Console “Angelo” incluso. Lo sconforto serpeggia, fa da padrone, tra i tifosi. Vedono dissolversi, irrimediabilmente, il buon vantaggio che i granata vantavano sulla zona bassa della classifica. Monta la preoccupazione per il coinvolgimento, neppure tanto latente, nella zona retrocessione.

E’ iniziata la “caccia” ai responsabili. Sul banco degli “imputati” anche colui che potrebbe avere meno responsabilità di altri. L’ultimo arrivato. Stefano Colantuono. L’ambiente gli imputa di non essere stato capace di invertire rotta e di aver fallito nella continuità dei risultati.

La squadra, qualunque sia la formazione mandata in campo, dimostra certamente il massimo impegno. Suda la maglia, come si è soliti dire. Con pochissimi risultati, però. Si registra un notevole dispendio di energie nella parte iniziale delle gare per poi smarrirsi, totalmente, nei venti/trenta minuti finali. Quando i giocatori, il complesso, perdono lucidità e concentrazione. Le gambe diventano molli. Saltano gli equilibri tattici, le distanze si allungano ed il “campo” diventa una rampa in salita. L’ultimo esempio si è avuto in occasione della sconfitta casalinga patita con il Parma. Il secondo tempo è stato un “calvario”. Di una sofferenza indicibile.

Colantuono viaggia con una marcia (media punti) inferiore a quella del suo predecessore. E’ lecito interrogarsi sulle cause di questo regresso. Il calo fisico, generale, accusato dal complesso, solleva molti dubbi sulla qualità della preparazione estiva. Tutto lascia supporre che si sia lavorato poco sul fondo. Che si sia cercata più la “brillantezza” iniziale piuttosto che mirare alla tenuta fisica.  Che si sia lavorato poco sulla forza. Quel “quid” in più indispensabile in un campionato, interminabile, come la serie B.

Il timore della pressione della piazza (la richiesta di risultati immediati) potrebbe aver consigliato Bollini a far svolgere un lavoro “leggero”, di appesantimento minimo delle gambe, con carico minimo della fatica. Propedeutico a un buon inizio di campionato. I risultati, alcuni in grande recupero, lo starebbero a confermare.

Sensazioni che emergono dal notevole calo fisico accusato, dopo l’acuto di Avellino. Evidenziato da una flessione nel rendimento riscontrata nella maggior parte dei calciatori. Minala potrebbe rappresentare l’espressione più evidente di quel “malessere”. Proprio lui che nella parte iniziale del campionato aveva dato ottimi segnali, ultimamente offre prestazioni al di sotto delle aspettative.

Sensazioni, quelle, di una carente preparazione precampionato. Avvalorate anche dall’inesperienza, in categoria, di alcuni componenti dello staff voluto dall’allenatore mantovano.

Stefano Colantuono questo aspetto deve averlo trascurato. Inizialmente. L’amaro calice dei risultati gli ha riservato un pessimo risveglio. Le tre gare in una settimana imposte dal calendario non lo aiutano nel predisporre eventuali richiami di preparazione. In concomitanza di tali impegni ci si allena poco e male. La precaria condizione di forma, qualche infortunio di troppo e le aspettative di una piazza che si sente ingiustamente abbandonata dal “magno” Claudio, complicano maledettamente la situazione. Qualche esternazione “sprudente” di Lotito l’ha peggiorata. Si tratta, ora, di riprendere le fila di un discorso interrotto malamente.

Ed in queste condizioni, se non ci si ricompatta, il campo rischia di rimanere, a lungo, una rampa in salita.

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