A quattro giorni di distanza dalla tragica notizia che ha sconvolto il mondo del calcio, prendono corpo varie ipotesi sulle cause del decesso del capitano della Fiorentina, Davide Astori, trovato senza vita domenica mattina in un albergo di Udine.
Dall’autopsia, effettuata martedì 6 marzo nella città friulana, è emerso che la causa che ha portato alla morte del 31enne calciatore viola è stata una bradiaritmia. Il cuore di Astori, dunque, avrebbe rallentato i battiti, fino a smettere del tutto di pulsare, causando così il decesso.

Causa di morte cardiaca, senza evidenze macroscopiche, verosimilmente su base bradiaritmica, con spiccata congestione poliviscerale ed edema polmonare“, si legge nel referto autoptico eseguito dal medico legale Carlo Moreschi e dall’anatomopatologo Gaetano Thiene. Rilevazioni che hanno quindi permesso di escludere cause esterne diverse da quelle di una morte naturale, in attesa comunque degli esami istologici.

Tra le ipotesi più accreditate che hanno portato alla tragica dipartita di Astori, vi è la cosiddetta “Sindrome di Brugada“. La suddetta patologia, scoperta ufficialmente nel 1992 da due fratelli spagnoli, i cardiologi Josep e Pedro Brugada, colpisce soprattutto in giovane età e risulta spesso fatale. Una delle caratteristiche principali di questa sindrome, che è su base genetica e riguarda un’alterazione dei canali ionici del sodio, è proprio la morte nel sonno, come successo allo sfortunato calciatore della Fiorentina nella notte tra sabato e domenica. Quella che in ambito medico viene chiamata “morte cardiaca improvvisa”, potrebbe essere stata causata proprio dalla Sindrome di Brugada ma mancano comunque elementi certi per poter affermare ciò.
Solitamente, infatti, tale sindrome (che spesso si presenta in maniera asintomatica e pertanto è difficilmente diagnosticabile) può essere individuata mediante un semplice ECG, dove dovrebbero apparire alcuni reperti elettrocardiografici tipici, ovvero un blocco di branca destra ed un sopraslivellamento del tratto ST nelle derivazioni precordiali destre. Risulta molto difficile pensare, dunque, che in un atleta professionista sottoposto a monitoraggi costanti, siano sfuggiti tali elementi. Nel caso in cui si individuassero queste alterazioni all’elettrocardiogramma, infatti, ci si troverebbe in presenza di una Sindrome di Brugada, la quale può comunque essere “contrastata”, mediante l’applicazione di un ICD, ovvero un defibrillatore cardiaco impiantabile. Grazie a questo dispositivo, infatti, i pazienti affetti dalla Brugada possono condurre una vita tutto sommato tranquilla, non dovendo rinunciare all’attività sportiva. Anche secondo il medico beneventano Carlo Pappone, direttore dell’Unità di Elettrofisiolgia e Aritmologia del Policlinico di San Donato Milanese ed esperto di questa sindrome, se diagnosticata e precocemente trattata con l’impianto ICD, tale patologia non darebbe grossi problemi. Il defibrillatore cardiaco impiantabile, infatti, entrerebbe in funzione soltanto nei casi di “pericolo”, ovvero quando c’è bisogno di erogare una scarica per impedire al cuore di andare in arresto.
Sulla base di quanto detto, dunque, la morte di Astori lascia comunque dei dubbi.
Difatti pur essendo un quadro compatibile sia a livello epidemiologico sia per le modalità di presentazione, persiste il dubbio circa le mancate evidenze ECGgrafiche, che non hanno quindi permesso di prevenire un evento del genere.
Che la Sindrome di Brugada sia rimasta silente fino alla notte tra sabato e domenica scorsa, per poi manifestarsi inesorabilmente nel sonno, senza lasciar scampo ad Astori?
Nulla da escludere categoricamente, perché in medicina possono esserci molte eccezioni e casi particolari di raro riscontro. Si resta comunque nel campo delle ipotesi.

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