di FILIPPO NOTARI

Fuochi d’artificio. Non solo quelli esplosi all’esterno dell’Arechi per festeggiare la vittoria conquistata dalla Salernitana nel derby con l’Avellino. Ma anche in campo e sugli spalti dove le due tifoserie – quasi 16mila gli spettatori presenti – regalano uno spettacolo d’altra categoria.

La partita del tifo s’accende oltre un’ora prima del fischio d’inizio con i consueti «chi non salta» che partono dalle rispettive curve. La Sud Siberiano (“rinforzata” anche dalle tifoserie gemellate di Bari, Reggina e Schalke 04) cavalca l’onda del successo conquistato all’andata, ricordando il «2-1, 2-2, 2-3»; gli irpini rispondono tirando in ballo l’identità marinara della città d’Arechi. È sfida vera. E a renderla ancora più calda contribuisce Raffaele Biancolino, team manager degli irpini che durante il riscaldamento replica ai cori di scherno dei supporters granata con sguardi di sfida e gesticolando. L’Arechi s’infiamma e, minuto dopo minuto, la partita del tifo diventa sempre più avvincente. Gli ultras della Salernitana salutano l’ingresso in campo delle due squadre con due striscioni: uno rivolto ad ambiente e società («Dignità, maglia orgoglio di una città…niente e nessuno li calpesterà»), un altro ai cugini biancoverdi («Fai l’amico dello juventino e il gemellaggio con l’olandese. Ma resti sempre un cafone di paese»). La Nord risponde sollevando cartoncini bianchi con il simbolo dei lupi e un drappo («Io non vivrò senza te») esposto nei due spicchi del settore ospiti.

Rivalità messa da parte al minuto 13 quando, come accaduto durante il minuto di raccoglimento effettuato prima del match, tutto l’Arechi ricorda Davide AstoriOvunque tu sarai… i veri capitano non muoiono mai! Da 13», lo striscione srotolato in Curva Sud).

Ma il clima resta caldo sugli spalti dello stadio con il nome da principe. E gli sfottò continuano fino al triplice fischio. A inizio ripresa le due curve tornano a beccarsi e nel mirino finiscono i rispettivi patron. La Sud “pizzica” quello irpino («Taccone ospite d’onore, Pennisi conduce la diretta. Peccato aspettavamo la valletta»), la curva biancoverde tira in ballo i rapporti con Claudio Lotito e la società biancoceleste («Dal 1900 voi padroni della capitale… Ops, ma voi della Lazio siete solo la succursale»). Nel finale l’Arechi rivendica il successo dell’andata firmato Minala («Ormai lo sa il mondo intero: l’incubo dell’Irpinia è l’uomo nero» e «Gnummazzo granata»), accompagnando gli striscioni con i classici sfottò da derby.

Spettacolo sugli spalti. Ma anche qualche intemperanza che costringe Polizia, Guardia di Finanza e steward a creare una “zona cuscinetto” tra i Distinti e la Curva Nord per evitare il lancio d’oggetti e di petardi tra i due settori.

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