di SABRINA SICA

La voglia di rivivere tutto da capo. Senza lasciare indietro nulla. Ogni momento, ogni anno passato su un palcoscenico a darsi senza risparmiarsi. Quella voglia pronta a muovere negli “occhi di ragazza” oggi diventata donna, madre e nonna. Emozioni d’amore e d’autore. Il Palasele di Eboli è un abbraccio di parole in rima, è sigillato nelle rughe di una platea che non si lascia intimorire dal tempo tiranno. È energia che non conosce età, che si rigenera di ricordi e canzoni che hanno segnato la storia. È Gianni Morandi, l’eterno ragazzo. Come un treno che non si ferma, attraversa stagioni e città nella “notte di luna” tutta dedicata alla sua gente. «Che bello ritornare qui, che spettacolo siete – ha salutato così Gianni Morandi la platea del Palasele di Eboli -. Sono salito sul palcoscenico a 13 anni e ci sono ancora tante cose che ho bisogno di raccontarvi. La strada è ancora lunga».

Il tour che ripercorre la carriera del cantautore nato a Monghidoro nel ’44 è escalation di energia, passione e successi: due ore e mezza di storia raccontata attraverso i suoi brani più intensi e le canzoni del suo 40esimo album di inediti “D’amore e d’autore”. Intere generazioni distribuite tra le gradinate e le poltrone di un palazzetto gremito rappresentano senza alcun dubbio una delle immagini più belle della serata, tra occhi lucidi e mani spalancate al cielo a contraddistinguere un varietà d’altri tempi. «Lo spettacolo della vita, Gianni è un pezzo della nostra vita». Semplicemente. La forza della musica, che spinge con quella prepotenza genuina e necessaria. La forza di una musica che ha attraversato e accarezzato persone, amori, speranze. E il Palasele è pronto a rispondere con affetto, emozione spropositata. Non sta fermo ed esplode nella prima delle tre standing ovation della serata sulle note di “Caruso” per ricordare l’amico Lucio Dalla. «Molti mi dicono che è ora di smettere – ha raccontato Gianni Morandi -. Ma chi ce la fa? Io ho passato la mia vita su un palcoscenico, se smetto di cantare cosa faccio. Ho una moglie simpatica, ho un orticello da curare, mi piace cucinare, potrei lavare i piatti e leggere ma l’ultima cosa che voglio fare nella mia vita è cantare una canzone su un palcoscenico tra la mia gente».

Il legame indissolubile con i suoi fan è sancito da queste parole che attraversano la platea e la abbracciano, artista generoso e poliedrico Gianni che nello scambio con il suo pubblico è pronto a darsi senza risparmiarsi mai. “Se perdo anche te”, “Vita”,“Grazie perchè”, “Banane e lamponi”, “Bella Signora”, passando per le canzoni dell’album che danno il nome al tour – e lo vedono impegnato in concerto nei più importanti Palasport italiani – scritte da artisti come Fossati, Ligabue, Sangiorgi, Elisa, Meta, Levante, Paradiso e Simoni. Umile sognatore, amato da grandi e piccini, colonna portante della musica italiana, fenomeno social, attore e presentatore: pensare di riuscire a tenere il passo a un uomo così vulcanico non è cosa semplice. «Siete pronti per andare a comprare il latte?», ha ironizzato prima di scatenarsi e scatenare con “Fatti mandare dalla mamma”. «Forse non ho più l’età per questa canzone, ma la verità è che la canterò anche con il bastone». Un travolgersi d’amore e il Palasele di Eboli ancora in piedi per “In ginocchio da te” e “Uno su mille” ad accompagnare un Morandi visibilmente commosso. E poi ancora la voglia di rivivere tutto da capo, che torna puntuale e precisa sulle ultime note di uno spettacolo d’amore e d’autore: «Eboli, se dovessimo rivederci voglio trovarvi con lo stesso sorriso».

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