di NICOLA LANZILLI

Erano gli albori del nuovo Secolo quando nel panorama calcistico giovanile, oltre alle grandi d’Italia, a fare la voce grossa c’era anche la Salernitana di Aniello Aliberti. D’Ambrosio, Schiavi, ScognamiglioPiccolo sono soltanto alcuni dei protagonisti della Primavera granata prima del gran salto nel calcio che conta. Al timone di quella squadra che tra il 2003 e il 2005 si rese protagonista di grandi imprese vi era Raffaele Novelli: «Quello era un gruppo composto da giocatori dotati di ottima qualità, ma sopratutto ragazzi che avevano una gran voglia di emergere. La squadra giocava un gran calcio nonostante fosse più giovane delle sue rivali. Ricordo vittorie roboanti in campionato come il 6 a 0 con il Palermo, il 6 a 2 con il Napoli e il 7 a 1 col Bari».

In questi giorni la Salernitana Primavera è tornata di scena al Viareggio, complice il forfait dei ghanesi del Nania (fin qui un punto in due partite). L’ultima baby formazione del cavalluccio marino a mettere piede nel prestigioso torneo toscano fu proprio quella allenata dal tecnico salernitano nel 2005. Il cammino dei granatini fu glorioso e si interruppe soltanto ai quarti di finale con la Juventus dell’astro nascente Claudio Marchisio, in un match tutt’altro che privo di polemiche. Novelli lo ricorda così: «Disputammo un gran torneo quell’anno. Chiudemmo il girone al primo posto vincendo 3 a 2 con la Lazio mentre agli ottavi battemmo la Roma 2 a 1. Roma che a fine anno conquistò lo scudetto e che eliminammo anche un anno prima in Coppa Italia, dove raggiungemmo la semifinale poi persa con l’Inter. Ai quarti di finale del Viareggio, invece, affrontammo la Juve. Fu una bellissima partita, giocata alla grande da entrambe le squadre. Pareggiammo a fine primo tempo con Schiavi, ma negli spogliatoi successe qualcosa di poco chiaro. I dirigenti bianconeri si recarono dall’arbitro, non ho mai saputo cosa sia accaduto di preciso ma so solo che a 7 minuti dalla fine sugli sviluppi di un calcio di punizione inesistente subimmo il gol del definitivo 2 a 1».

Una delle colonne portanti di quella squadra era l’attuale numero 21 della Salernitana, Raffaele Schiavi, il quale deve anche al tecnico ex Melfi e Barletta i meriti della sua consacrazione: «Negli anni precedenti Raffaele giocava nel ruolo di terzino, fui io, così come feci con Scognamiglio, a spostarlo al centro della difesa. Poi le sue qualità sono emerse fino a diventare il giocatore che conosciamo».

Rivedere la Primavera granata combattere ad armi pari con le cosiddette “grandi” sembrerebbe, ad oggi, essere un’utopia. Un’utopia secondo Novelli destinata a rimanere tale: «Ai mieti tempi c’era da parte del presidente Aliberti la voglia di far crescere il settore giovanile attraverso idee precise e una progettualità. Attualmente non mi sembra».

E la prima squadra, invece? Novelli la vede così: «Questa serie B è un campionato molto equilibrato perché c’è scarsa qualità. In poche giocano bene. Ma io credo che i risultati si ottengono con una dovuta programmazione, non con l’improvvisazione. La crescita di una quadra parte all’interno della società, se uno tra presidente, direttore e allenatore inizia a ragionare per sé è inevitabile nascono le difficoltà».

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