È firmata da un legale salernitano, l’avvocato Saverio Sicilia, la sintesi sulla decisione della Corte Sportiva d’Appello relativa a un ricorso sul derby d’andata tra Avellino e Salernitana, giocato lo scorso ottobre al Partenio Lombardi. A seguito di quella partita, vinta in rimonta dai granata (l’ormai celebre 2-3), il club irpino impugnò in secondo grado la decisione del giudice sportivo che aveva squalificato per tre giornate il calciatore biancoverde Marco Migliorini, coinvolto nel “parapiglia” scatenatosi a fine gara, dopo il gol decisivo segnato da Joseph Minala al 96’.

Per la “Rivista Diritto Sportivo” del Coni (consultabile attraverso i canali ufficiali del Comitato Olimpico), focalizzandosi sull’applicazione dell’articolo 19 del Codice di Giustizia Sportiva (“Sanzioni a carico di dirigenti, soci e tesserati delle società”), l’avvocato Sicilia ricostruisce: «Il caso trae origine dal reclamo proposto dall’Avellino 1912 S.r.l. avverso la delibera con cui il Giudice Sportivo della Lega Nazionale Professionisti Serie B, al termine della gara disputata tra Avellino e Salernitana svoltasi il 15.10.2017, squalificava per 3 giornate effettive di gara un proprio tesserato, Marco Migliorini, reo di aver assunto, al termine dell’incontro, un atteggiamento aggressivo nei confronti di un calciatore della squadra avversaria, posizionandosi alle sue spalle e trattenendolo con un braccio al collo per un paio di secondi. La società irpina adiva, quindi, la Corte Sportiva d’Appello sostenendo che il comportamento del proprio tesserato, oltre ad essere conseguenza dell’atteggiamento provocatorio tenuto dal collega salernitano, Joseph Marie Minala, non aveva procurato alcun danno fisico e chiedeva, pertanto, la riduzione della squalifica irrogata a solo due giornate effettive».

Poi, nel merito dei fatti: «Esaminati gli atti e riscontrata la dinamica dei fatti, per come narrati dalla ricorrente, anche dal referto del Direttore di gara, la C.S.A. accoglieva il ricorso. A tal fine, la Corte sosteneva che il comportamento tenuto dal calciatore irpino (lieve trattenuta di soli alcuni secondi), sebbene illecito, non possa qualificarsi come condotta violenta, ex art. 19, comma 4, lett. b) Codice di Giustizia Sportiva e, quindi, comportare tre giornate effettive di squalifica. Viceversa, stante la accertata mancanza di conseguenze dannose per l’avversario, risulta legittima l’irrogazione, come sanzione, di sole due giornate di gara prevista, ex art. 19, comma 4, lett. a) C.G.S, per i comportamenti gravemente antisportivi. Tale decisione – conclude l’avvocato Saverio Sicilia nella sua sintesi per conto del Coni – conferma il costante orientamento della Corte in merito alla qualificazione di eventi antisportivi ma privi di conseguenze dannose».

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