Difficile scegliere tra la rabbia e l’angoscia. Difficile decidere se fanno più male le foto “di cronaca”, del terribile incidente costato la vita a un giovane di 23 anni, o le immagini della bacheca Facebook di quel ragazzo, che lo mostrano nel pieno delle sue passioni, tra gli amici, allo stadio, con la sua Fidelis Andria, la “fede” che seguiva sotto i colori della Brigata, il suo gruppo. Era un ultras, Marco. E oggi la sua squadra del cuore giocava a Lecce. Era il giorno del derby, non della morte. Invece è finito tutto, in quello schianto fatale sulla Provinciale 231, tra Andria e Canosa, lasciando il posto allo sgomento, allo sconforto, all’insofferenza per quanto debole può essere una vita.

Restano solo quelle immagini, di Marco che “pennella” un murales della sua Brigata, e un fiume di lacrime versate dagli amici, dai “fratelli” della Curva andriese (che hanno annullato la trasferta a Lecce) e da tanta gente in ogni parte d’Italia. Lo salutano anche da Salerno, dove c’è chi lo conosceva bene, in nome d’uno storico rapporto d’amicizia che lega le tifoserie biancazzurra e granata, di recente riavvicinatesi come in passato. Pure qui mancherà tanto, Marco. Un tifoso. Un ultras. Un ragazzo di 23 anni. (dac)

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