di DIEGO DORTI*

E’ la teoria diffusa nella realtà dei giovani “Millenials” per cui se entro i venticinque anni di età non sei entrato nel mondo del lavoro, dopo è sempre più difficile.

Non è ovviamente una teoria scientifica, ma una realtà che i giovani di quella fascia di età vanno riscontrando nella società in cui vivono, un fenomeno reale, soprattutto nel Sud della nostra Italia, che è legato in particolar modo alla crisi di questi ultimi dieci anni della nostra vita. Forse i più difficili.

Nel nostro paese l’ISTAT rileva che la disoccupazione in queste fasce d’età si colloca anche oltre il 40%, innescando quel fenomeno sottostante che è chiamato impoverimento della popolazione. E’ così complesso analizzare questa realtà, che ormai ogni giorno in tv e sui giornali, si alternano economisti o esperti di varia esperienza, per cui ognuno dice la sua e lo spettatore o il lettore, alla fine si trova nell’imbarazzo di comprendere il fenomeno. Ma quello che interessa: analizzata la patologia, qual è la cura, e soprattutto che medicina occorre somministrare per ottenere la guarigione ?

Non mi permetto assolutamente di inserirmi nell’arena della discussione, perché la crisi citata nel tema, è tanto complessa e il fenomeno non è solo italiano, ma diffuso in tanti altri paesi del mondo. Ma un accenno ad alcuni singolari aspetti, ci possono far comprendere, quante ipotesi si presentano a chi voglia interpretare questa crisi. E’ necessario leggere alcuni dati con la lente d’ingrandimento. Un esempio lo abbiamo sotto i nostri occhi : il telefonino o cellulare, entrato nella nostra vita in maniera così invasiva, è divenuto un accessorio obbligatorio, soprattutto fra i giovani. Cosa c’entra direte. Cerco di spiegarlo mettendo a confronto dati ufficiali.

L’ISTAT ha diffuso recentemente, che la popolazione nel 2017, compresa tra gli undici e i 35 anni nel mezzogiorno d’Italia, è di poco superiore ai sei milioni di abitanti, e quindi ampliando la fascia di coloro che rientrano nel “quarto di vita” risulta che tale fascia di popolazione corrisponde a circa il 10% del totale residente in Italia. Mentre la disoccupazione in questa fascia di età viene rilevata intorno al 40%. Nel contempo l’ ISTAT, rileva che il possesso dei cellulari risulta coprire oltre l’80%, sempre di tutta la popolazione, compreso i minori di 10 anni e gli over 70.

Quindi volendo fare un semplice calcolo, possiamo affermare che nel meridione, isole comprese, un po’ meno di cinque milioni di giovani hanno comprato o utilizzato un cellulare. Che significa tutto ciò? Semplice: o i dati non rilevano in maniera corretta la disoccupazione giovanile, oppure si deve considerare che i “NEET” ( not engaged, not employment, not training) non sono un numero statistico veritiero.

Tale situazione evidenzia infatti, sia l’enorme disoccupazione giovanile, che il contemporaneo fenomeno della diffusione dei cellulari, che si vendono anche per un valore di alcune centinaia di euro.

A questo punto sorgono una serie di domande: con quale risorsa economica, questi giovani possono permettersi tale strumento, che necessita anche di ovvi costi ? E ancora, questi giovani sono a carico dei genitori, o lavorano in nero, visto che risultano non occupati, ma dispongono di risorse economiche ?

Ed infine perché non si danno da fare cercando di risolvere il problema del loro futuro? Va bene così. L’ indolenza, o la poca speranza riducono la propria voglia di futuro.

Amara considerazione, perché in questo modo si impoverisce la realtà economica del meridione, aumentando la differenza con i dati statistici del resto del paese, dove le realtà industriali e quindi di occupazione sono più accessibili e permettono un tenore di vita migliore e più elevato. Non c’è oggi una medicina, per tale situazione, perché forse oggi non abbiamo medici pronti per la cura.

*Commercialista-revisore

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