di VITTORIO GALIGANI

Casa granata. L’ultima tornata del campionato ha fornito alcune risposte non esaltanti. Non matematiche, ma molto indicative. Nove punti di distanza dalla zona play off precludono alla Salernitana, in percentuale elevata, la possibilità di “infilarsi” tra le elette della categoria. Di giocarsi, agli spareggi, il salto di categoria. La “mission” – impossibile – sarebbe quella di una striscia positiva di nove vittorie. 27 punti. Imbattuti sino alla fine del campionato per raggiungere il tetto dei 68. Significa volare all’inseguimento di una chimera.

Mai dire mai (si dice), ma è preferibile rimanere con i piedi ben piantati a terra. Lo sguardo rivolto al futuro prossimo. La stagione che verrà. Comprendere le reali intenzioni del “magno”. Comprendere se il suo è un percorso graduale, un piano industriale che non esclude la possibilità di competere per la serie A o la Salernitana fa parte di un progetto più modesto, oggi tanto in voga (le squadre B)  che riempie la “bocca” di Malagò e Tommasi.

Certo è che la “piazza” di Salerno, pur cosciente della solvibilità e della continuità che può garantire la coppia Lotito-Mezzaroma, mai accetterà di recitare il ruolo del gregario. Il persistere su posizioni da “purgatorio” condurrà, nel tempo a una inevitabile frattura nei rapporti. Lotito si lamenta delle poche presenze all’Arechi, i tifosi dei risultati modesti e della scarsa competitività della squadra.

Certo è che una gestione in perdita potrebbe consigliare il “magno” e suo cognato ad abbassare le pretese (quelle del recente passato hanno scoraggiato anche i più audaci) aprendo all’idea del possibile passaggio di mano. Il territorio potrebbe offrire soggetti solvibili. Di fronte ad una equa valutazione patrimoniale dell’azienda, potrebbero sedersi al tavolo della trattativa con il piglio giusto.

Poi la stanchezza, neppure molto latente, del console AngeloFabiani, negli ultimi cinque anni, ci ha sempre messo la faccia. Ha affrontato spesso situazioni non dipendenti da scelte sue. Probabilmente non condivise in toto. Difficile rappresentare una proprietà presente, per lo più, soltanto nelle occasioni ufficiali. I molteplici impegni di Lotito (sportivi e non) lo distolgono fisicamente dal territorio. La sua presenza, da toccata e fuga, non aiuta i suoi collaboratori. Fabiani è però un fedele del “magno”. Il console ideale per l’imperatore Claudio. Una “spugna” che assorbe malcontenti e contestazioni. Alcune espressioni somatiche, degli ultimi tempi, “tradiscono” però quella sua stanchezza da assuefazione. La pressione del territorio logora anche chi ha esperienza da vendere e la scorza più dura.

Nove giornate alla fine del campionato. Con la Salernitana nel limbo della classifica. La squadra alterna prestazioni soddisfacenti ad altre meno convincenti. Lotito si è chiuso nel suo mutismo. Mezzaroma “azzecca” mosse scontate. Il console costretto a difendersi di spada e di fioretto. L’Arechi verso spalti desolatamente vuoti.

Tutto questo, calcisticamente parlando, a chi giova?

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